Andora. E’ fitto mistero intorno alla morte di Giovanni Vassallo, il 68enne rimasto carbonizzato nell’incendio divampato nella sua abitazione di via Leopardi ad Andora. Gli investigatori sono a caccia di elementi per ricostruire la dinamica dell’episodio e, fra le ipotesi, permane quella di un rogo doloso innescato per nascondere le tracce di un atto finito nel sangue. Non a caso il sostituto procuratore Daniela Pischetola ha subito aperto un fascicolo per omicidio.
Stamattina in Procura sono stati ascoltati la moglie e le due figlie dell’uomo, mentre la polizia prosegue nella raccolta di testimonianze tra i vicini del Villaggio Orizzone a Capo Mele. La salma è stata resa irriconoscibile dall’elevato calore e dalle fiamme che hanno annientato molte tracce.
Resta l’incognita dell’ascia ritrovata presso le gambe del cadavere carbonizzato: un attrezzo che in cucina poteva essere normalmente utilizzato per la legna necessaria alla stufa, ma che potrebbe essere stato usato – è questa un’ipotesi – da qualcuno in modo violento. Gli esiti dell’autopsia, prevista per domani a cura del dottor Marco Salvi, forniranno informazioni sulla presenza di eventuali lesioni traumatiche.
Allo stesso tempo si stanno cercando di ricostruire le ultime ore di vita di Vassallo, descritto come una persona schiva e poco inclina ai rapporti cordiali di vicinato. Un amico del 68enne, un uomo di Stellanello che lo aiutava a coltivare un piccolo oliveto, è stato a lungo ascoltato dagli inquirenti.