
Savona. Effetti evidenti e pesanti anche sulle imprese chiamate a pagare l’Imu sugli immobili strumentali. Un aggravarsi della pressione fiscale che non prevede esenzioni. Spiega Gianni Carbone, segretario provinciale della Cna Savona: “Il tributo comunale non risulta deducibile dal reddito d’impresa e non esclude dalla tassazione gli immobili realizzati dalle imprese di costruzione, in attesa di vendita (i cosiddetti immobili merce). Per questi è prevista, infatti, solamente la facoltà dei Comuni di ridurre l’aliquota base dal 7,6 al 3,8 per mille, come sottolineato da risoluzioni ministeriali in materia. Facoltà che, peraltro, ci risulta essere scarsamente utilizzata”.
“Le valutazioni sull’equità di un tributo non sempre dipendono dal fatto che le disposizioni che lo regolano mettono tutti i soggetti passivi sullo stesso piano – prosegue – A volte, per raggiungere o anche tendere verso una disciplina equa di un tributo, occorre prevedere delle distinzioni, proprio per cogliere le diversità costituenti l’oggetto dell’imposizione, sotto il profilo qualitativo delle singole tipologie quando queste abbiano una destinazione produttiva e non speculativa. Questo è il caso dell’imposta municipale sugli immobili”.
“Con l’introduzione dell’Imu si è persa, pertanto, l’occasione di eliminare o, quantomeno, ridurre l’effetto derivante dalla doppia imposizione implicita dell’imposta comunale sugli immobili strumentali delle imprese, presente comunque anche nella vecchia disciplina dell’Ici. Se tutto ciò non verrà in futuro modificato non farà altro che produrre ulteriori impedimenti e ritardi all’auspicata e tanto attesa ripresa economica del nostro Paese” aggiunge il rappresentante di categoria”.