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Lettere

Albenga, Ciangherotti replica alla lettera di Vazio: “Siamo distanti anni luce dal tuo modo di fare politica”

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Caro Franco Vazio,

la vittoria di Bersani, in Italia e ad Albenga, è purtroppo la prova del nove che ad aver vinto è il vecchio, l’apparato, la nomenklatura. A comandare saranno sempre i soliti, rappresentanti di una oligarchia arroccata sulle proprie posizioni. In un colpo solo, a sinistra sarebbero potuti sparire quei vecchi sepolcri imbiancati, che invece sono destinati ad accompagnare la storia dell’Italia ancora per diverso tempo. Un’occasione persa: quella di trasformare il centrosinistra italiano, da ricettacolo di “post” ed “ex”, in qualcosa di nuovo e innovativo, un serbatoio di idee, una realtà progressista stavolta davvero a vocazione maggioritaria, una forza adulta, sulla scia dei Labour in Gran Bretagna o del Partito Democratico americano, paesi che possono vantare un centrosinistra responsabile e presentabile poiché del tutto scevro, da sempre, da influenze veterocomuniste.

E dietro a Bersani, l’oligarchia, il vecchio modo di fare politica e gestire il potere, ovviamente non potevi non esserci tu che, ti ricordo con affetto e senza astio, eri già presente nel panorama della politica albenganese sin dalla la prima repubblica, quando ancora io andavo al liceo. E non illuderti che, iscrivendoti a Facebook e Twitter, mosse puramente elettorali, tu possa apparire più giovane o al passo con i tempi. Definirti una vecchia volpe, permettimi di dirtelo senza rischio di querela (perché tutti sanno che voi siete il partito dalla querela e dall’esposto facile) ti ha reso tanto astuto da aver capito che Albenga, manco morta, ti voterebbe, e che l’unico modo che hai per gridare “abbiamo vinto” è quello di legarti all’apparato e di pontificare dalla scrivania della tua segreteria provinciale, raccogliendo zero consenso quanto a voto di opinione tra la gente, e magari schierandosi apertamente pro-Bersani sui giornali solo il giorno prima del ballottaggio, certo del successo, così da evitare brutte sorprese.

Perchè, diciamocelo con franchezza, caro Franco. Tu, un pò per il sorriso (tirato) e un pò per l’atteggiamento (forzato) da primo della classe, sei letteralmente antipatico alla stragrande maggioranza dei tuoi amici e conoscenti, figurati a chi ancora non ha avuto mai il piacere di stringerti la mano. Di te, la città di Albenga non ricorda nessuna opera realizzata grazie al tuo servizio in amministrazione comunale, anzi è opinione comune che tutte le buone idee che aveva avuto il mite Antonello Tabbò non siano state realizzate perché il suo potente vice sindaco non glielo ha permesso. Dici che io e i Consiglieri Geddo e Bessone abbiamo sbagliato a dire ciò che non ci andava bene nell’ultimo rimpasto di giunta? Può essere, il tempo sarà galantuomo in tutto.

Noi, comunque, ti assicuriamo sin d’ora di essere distanti anni luce dal tuo modo di fare politica. Se non ci dovesse essere futuro, per me, nel panorama politico di Albenga tornerò a dedicarmi al mio lavoro di dentista a tempo pieno. Ma mi basta già non far parte di quei peggiori politici “inciucioni” che Albenga abbia mai avuto e che su Albenga si sono fatti gli affari loro sin dal primo giorno dell’ingresso a Palazzo Civico. Se in Italia hanno vinto i comunisti, a leggerti bene, mi pare invece ad Albenga abbia vinto, con Bersani, l’immobiliarista segretario provinciale, che di comunista ha molto poco, ma che ambisce certo a candidarsi alla campagna elettorale per le prossime politiche. Per poter andare a Roma, per poter continuare il vecchio modo di fare politica anche a livello nazionale, con buona pace del territorio.

Senza offesa, lezioni di onestà e correttezza non posso venire a prenderle da te, che, per tornare a vincere (indirettamente) un’elezione, hai dovuto scegliere le primarie del tuo partito, e per essere sicuro di vincere hai dovuto schierarti dalla parte dell’apparato di partito. Nell’elezione vera, quella in cui gli albenganesi hanno giudicato il tuo operato, non hai avuto il coraggio di candidarti, certificando così la tua vera sconfitta.

Eraldo Ciangherotti

Redazione
3 Dicembre 2012 alle 15:45
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