
Savona. Era finito nei guai, nel marzo del 2007, per una serie di furti in appartamento che si erano registrati nella zona della Rusca a Savona. Un albanese, Ritvan Tota, era stato arrestato con un connazionale ed aveva poi patteggiato, in udienza preliminare, un anno e tre mesi di reclusione con l’immediata espulsione dal territorio italiano. Il nome di Tota oggi, a distanza di anni, è tornato ad essere menzionato in tribunale, insieme a quello del fratello Kastriot e della cognata, M.P., in un processo per ricettazione.
Un procedimento che ha preso le mosse proprio dall’indagine sui furti: la polizia infatti grazie alla refurtiva recuperata (gioielli, computer, telefonini cellulare) aveva rintracciato i proprietari e scoperto altri furti che erano stati così attribuiti all’albanese. Parte del bottino recuperato era stato trovato in casa del fratello di Tota e della moglie che ospitavano il parente. Proprio per questa ragione ai tre era stata contestata in seguito l’accusa di ricettazione per la quale sono finiti a giudizio. Stamattina Ritvan Tota (la cui accusa è stata derubricata in furto) ha patteggiato due mesi di reclusione in continuazione con la precedente condanna. Anche per i coniugi l’accusa è stata derubricata e se la sono cavata con un patteggiamento ad una multa di mille euro per incauto acquisto.