
Savona. Questo pomeriggio alle 18, presso la Sala Rossa del Comune di Savona, incontro con il porcuratore aggiunto di Reggio Calabria, Antonio Gratteri, e il giornalista esperto di ‘ndrangheta Antonio Nicaso, per presentare il libro “Dire e non dire. I dieci comandamenti della ‘ndrangheta nelle parole degli affiliati”.
Nicola Gratteri è attualmente è uno dei magistrati più conosciuti della DDA. Impegnato in prima linea contro la ‘Ndrangheta, la criminalità organizzata calabrese. Vive sotto scorta dall’aprile del 1989. Nel 2005 il ROS dei Carabinieri ha sventato un attentato ai suoi danni. Probabilmente è colui che conosce meglio le distorsioni del sistema penale/investigativo/penitenziario che permettono alle tre grandi mafie italiane di prosperare.
Recensione libro: Non sanno di essere intercettati e parlano a ruota libera. Di affari, di voti, di chi si è comportato “da stracristiano” e di chi invece non “ha abbassato la testa”. Parlano, gli uomini della ‘ndrangheta, ma non dicono tutto. Fanno lunghe pause, e dietro quelle frasi lasciate a metà si nasconde la ferocia della strategia criminale e il rispetto di un preciso codice di comportamento. E anche oggi che la vecchia ‘ndrangheta dei capibastone è diventata una multinazionale del crimine con ramificazioni in tutto il mondo, insospettabili contiguità con la politica e l’imprenditoria, un giro di affari miliardario, per gli affiliati la ‘ndrangheta è “la più bella cosa perché ha le più belle regole”: ha rituali, precetti, norme, principi.
“Noi dobbiamo mantenerli certi valori, dobbiamo essere, come eravamo una volta, quello che ci hanno insegnato i nostri antenati” dice un boss calabrese. Anche i comandamenti restano quelli inequivocabili che si trovano nei codici della picciotteria: “non si sgarra e non si scampana”, “chi tradisce brucerà come un santino”, “la famiglia è sacra e inviolabile”.
Persino la penetrazione nelle ricche regioni del Nord (Lombardia, Emilia, Piemonte, ma anche e soprattutto Liguria, come attestano le cronache nel savonese e nell’imperiese) non ha mutato gli equilibri di un’organizzazione al tempo stesso globale e locale: i clan diversificano gli investimenti, riciclano montagne di denaro nell’edilizia, aprono ristoranti e locali in pieno centro città, eppure, come dice un altro boss alludendo alla Calabria, “la forza è là, la mamma è là”, le radici della ‘ndrangheta sono ben salde fra i boschi e i paesi aggrappati ai dirupi dell’Aspromonte.