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Lettere

Lavoratori Fac: la posizione del Pcl

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La settimana scorsa abbiamo appreso con interesse la presa in considerazione da parte dei lavoratori Fac dell’idea della formazione di una cooperativa dei lavoratori che possa prendere in gestione direttamente la fabbrica. Ovviamente, a scongiurare il pericolo sono intervenute subito certe rappresentanze sindacali in comune accordo con le istituzioni che sono sempre in prima fila a salvare gli interessi dei padroncini e degli speculatori di turno ma timidi e silenziosi quando si tratta di salvare i lavoratori e i loro stipendi. Una simile proposta andrebbe a scardinare le imposizioni ideologiche secondo cui può essere solo un “privato padrone” a “salvare” la produzione o magari perché no proprio dopo un piano di “riqualificazione/speculazione” di quelle aree per poi magari rimandare a domani e in un altro luogo il rilancio dell’azienda (le celeberrime promesse e prospettive a lungo termine che poi invece svaniscono come parole al vento dopo ben più brevi periodi di illusione e inganno).

Per quale motivo politici, istituzioni locali e centrali invece di spendere soldi in cassaintegrazioni straordinarie in attesa di “salvatori padronali”, invece di scialacquare fondi pubblici per finanziare imprese, scuole private, organizzazioni religiose, appalti ad amichetti e corruzioni varie e non intervengono direttamente a salvare e rilanciare la produzione partecipando agli eventuali utili lasciando la gestione della fabbrica ad un’assemblea dei lavoratori?

Per quale motivo le istituzioni non fanno lo sforzo di impegnarsi direttamente a salvaguardare queste famiglie, questi lavoratori, questi stipendi e il tessuto sociale e industriale rimasto del nostro territorio? Invece di tutte quelle spese improduttive e di improbabile ritorno economico perché non investono direttamente nella produzione coprendo i capitali mancanti e garantendosi un rientro dell’investimento partecipando agli utili e alla gestione della fabbrica assieme all’assemblea dei lavoratori?

Proposte irrealizzabili perché economicamente impossibili (ma pare elementare che anche un bambino possa capire che così impossibili non sarebbero) o perché politicamente non volute?
Chiediamo ai lavoratori di tutte le fabbriche in crisi, vittime di licenziamenti, tagli o delocalizzazioni in nome del profitto facile di meditare su queste domande! Cosa succederebbe se lo Stato o gli Enti Locali nazionalizzassero le imprese di questi sfruttatori e cedessero ai lavoratori e dipendenti la gestione della fabbrica partecipando a parte degli utili per rientrare nell’investimento fatto e lasciando che i dipendenti stessi sviluppino una gestione democratica e diretta dell’impresa in cui lavorano?

 

Cristian Briozzo
Comitato Politico Esecutivo Sezione Savona del Partito Comunista dei Lavoratori

Redazione
12 Novembre 2012 alle 14:31
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