
Albenga. C’è chi va a votare perché è “l’unico strumento che abbiamo per poter cambiare quello che non ci va” e chi, per una volta, vorrebbe che “il risultato delle primarie fosse finalmente quello che indico io”, come dice un’agguerrita elettrice ingauna. Fatto sta che, questa mattina, il seggio albenganese di via Cavour era frequentatissimo.
“E’ inutile che ci lamentiamo che le cose vanno male; se restiamo a casa non miglioreranno” dicono due coniugi in coda per votare. Le operazioni di voto, qui, sono state abbastanza snelle. “Noi ci siamo registrati direttamente oggi. Abbiamo aspettato qualche minuto, ma nulla di insopportabile” dice un gruppo di votanti che, improvvisamente, tace davanti alla domanda più ovvia: per chi ha votato? “Ho votato in coscienza – dice qualcuno – e questo deve già bastare”.
Ma basta passare davanti ai bar del centro storico ingauno per sentire che non si parla d’altro. “Ho messo la crocetta per Bersani, è il più competente”. “Io voglio che Renzi cambi l’Italia, invece” controbatte un altro albenganese entrando nel locale a prendere un caffè. Ogni tanto compare il nome di Nichi Vendola (“perché in Puglia ha governato bene” azzarda qualcuno), mentre quello della Puppato non si sente un granché. Ma il voto, qui ad Albenga, è “silenzioso”, e i discorsi da bar potrebbero essere ribaltati dal risultato finale.