
India. E’ arrivato in India da poche ore Luigi Euro Bruno. Alle 15 (ora indiana), insieme alla moglie Marina, si recherà all’incontro in programma all’ambasciata e con i legali di Tomaso. Quegli avvocati che, per tutto lo svolgimento del processo d’appello, erano convinti di ben altro risultato.
Il giovane albenganese, insieme all’amica torinese Elisabetta Boncompagni, è però ancora in carcere a Varanasi con una condanna confermata all’ergastolo. Secondo i giudici sono stati i due ragazzi a uccidere il loro compagno di viaggio Francesco Montis in una camera dell’hotel “Buddha” che i tre condividevano. La difesa, invece, ha sempre sostenuto la tesi della morte naturale, sottolineando una serie di lacune nelle prove e del presunto movente passionale.
I legali hanno cercato in tutti i modi di sottolineare le anomalie di un procedimento di primo grado singhiozzante: dall’autopsia svolta non da un medico ad hoc bensì da un oculista (non solo: sul corpo di Francesco sarebbero stati trovati anche morsi di animali, probabilmente topi, segno che le condizioni igieniche dell’obitorio di Varanasi erano pessime) ad un movente che, secondo la difesa, non reggerebbe (la tesi del triangolo amoroso che avrebbe portato i due ipotetici amanti a sbarazzarsi del ‘terzo incomomo’ sarebbe supportata solo dal fatto che i tre condividevano la stessa camera d’albergo, cosa che in un Paese come l’India non è vista di buon occhio) fino a una sentenza di condanna in primo grado che, a pagina 73 del documento, dice che “il movente che ha spinto i due accusati ad uccidere Montis non si può dimostrare per insufficienza di prove” per poi continuare, in modo contraddittorio, con “tuttavia si può comunque ipotizzare che Tomaso ed Elisabetta avessero una relazione intima illecita”. Niente. Il pronunciamento in appello ha confermato la senteza di primo grado.
Intanto, sul gruppo Facebook “Tomaso libero” si cercano nuove strategie per alzare la voce. C’è chi scrive ai politici, ad esempio. “Ho pubblicato un appello sulla pagina fb di Nichi Vendola. Al di là delle credenze politiche di ognuno, dobbiamo puntare in alto, cercare canali la cui voce valga (purtroppo) più della nostra. Incolliamo il gruppo di Tom sulle pagine dei “famosi”. In questo triste paese, temo che purtroppo sia l’unico modo per farci sentire” dice Agnese. “Che ne pensate di fare tutti un tweet del genere, in varie lingue però tutti con lo stesso hashtag: #alziamolavoce e #tomasofree” propone Stefano. Insomma, la lotta, virtuale e non, continua.