
Finale L. Nei prossimi giorni è prevista una serie di incontri tra il neonato comitato “Salvaguardia del Finalese” (che, in pochi giorni, ha raggiunto le 180 adesioni), l’amministrazione comunale e i sindacati dell’Industria Piaggio.
Incontri che Legambiente saluta con favore, esprimendo, nel contempo, preoccupazione per “l’incomprensibile ritardo di una convocazione ad un tavolo di discussione, a suo tempo concordata tra Legambiente, la Dirigenza Piaggio, la Regione Liguria ed il sindacati dei lavoratori”, come si legge in una nota.
“E’ necessario ricordare che, pur restando Legambiente contraria al progetto approvato nel 2008, per senso di responsabilità accettò di ritirare il ricorso, ottenendo come unica contropartita l’impegno di Piaggio, garantito dalla Regione, a sedersi ad un tavolo di discussione con i soggetti sopra citati, per discutere i possibili miglioramenti del progetto stesso dal punto di vista della qualità ambientale degli edifici – dice Sergio Uras, presidente del circolo Legambiente ‘Arene Candide’ di Finale Ligure – Inutile dire che, nonostante i ripetuti tentativi di convocazione del tavolo, Piaggio non si è mai presentata: in realtà non ha nemmeno risposto. Non ha risposto nemmeno il Presidente Burlando, che di tale accordo si era fatto garante”.
“Ha fatto finta di rispondere la vice presidente della Regione, assessore Marylin Fusco, che a luglio aveva promesso di convocare il tavolo, ma a settembre ha detto che non era opportuno, perché ormai il progetto era in fase di definitiva approvazione.
Il progetto edilizio Piaggio, originariamente pensato per pagare il trasferimento a Villanova dello stabilimento finalese, è un’occasione persa. Anzi molte occasioni perse in un colpo solo”.
“Prima di tutto, a prescindere da come andrà a finire l’operazione edilizia, è un’occasione persa per l’economia finalese: se ne va un’industria di eccellenza, con i suoi posti di lavoro, l’indotto, la ricerca, la cultura e le conoscenze, e al suo posto non ci sarà niente, se non palazzi – continua Uras – Si poteva chiedere a Piaggio di mantenere a Finale almeno la ricerca, o gli uffici tecnici o quelli commerciali: invece si è concesso da subito un trasferimento ‘totale’. Si è persa poi l’occasione di disegnare un quartiere vivibile, che migliorasse il tessuto urbano”.
“Doveva essere la città di Finale Ligure a indicare a Piaggio cosa e quanto poteva costruire sulle aree dello stabilimento Finalese. Le maggioranze che si sono alternate negli ultimi 10 anni hanno invece preferito delegare alla stessa Piaggio il ruolo urbanistico, accettando che fosse l’azienda a presentare un progetto edilizio sul quale poi chiedere modifiche e adeguamenti che lo rendessero più compatibile con le esigenze della città; un’inversione di ruoli inaccettabile, soprattutto per un’area che è porta di accesso di Finale e che, in base al progetto attualmente in discussione, dovrebbe ospitare 4000 abitanti, cioè un terzo della popolazione attuale della città”.
“Si è infine persa l’occasione di realizzare un progetto che sfruttasse tutte le tecnologie disponibili per avere un quartiere autosufficiente dal punto di vista energetico, o almeno realizzato con edifici di classe energetica di eccellenza (A o B): quest’ultima era l’unica condizione che la nostra associazione aveva posto per ritirare il ricorso al TAR presentato nel 2008 contro il progetto ormai approvato. Il ricorso di Legambiente fu ritirato con la mediazione del presidente Burlando perché, secondo Piaggio, il ritardo di pochi mesi che ne poteva derivare, rischiava di far saltare l’intera operazione con la conseguente perdita di 1500 posti di lavoro (di cui 900 a Finale)”.
“Legambiente contina a credere che Finale Ligure non possa sopportare una colata di cemento di oltre 230.000 mc (abitativi) più quasi altrettanti di volumi tecnici, box, coperture ferroviarie o riempimenti. Soprattutto ritiene che i progetti Piaggio e Ghigliazza, non possano essere gestiti separatamente. Infatti l’intervento ( complessivamente il più grosso progetto edilizio ligure) pur essendo diviso in due parti, riferite a due diversi privati, insiste su aree adiacenti , sulle stesse risorse e sullo stesso tessuto urbano” conclude Uras.