
Albenga. “A mettere in scena uno spettacolo imbarazzante, ieri sera in Consiglio Comunale, è stata la minoranza, con la loro solita e vecchia politica, per la quale tutto ciò che non è a loro favore, per natura, è sbagliato. Nel tempo, hanno elogiato o se la sono presa a turno con consiglieri di maggioranza e assessori solo strumentalmente, solo ai fini della loro politica distruttiva. Comprendiamo che questi personaggi che – come Vio, Pelosi, Tabbò – da anni indossano un abito politico inadatto alla loro taglia si sentano inadeguati, quasi già rottamati, talmente frustrati da invidiare chi, tra i loro avversari, riesce non solo a mantenere, ma anzi a migliorare la coalizione e la propria maggioranza”. Non si è fatta attendere la replica del sindaco di Albenga Rosy Guarnieri
“La maggioranza che mi onoro di capeggiare vuole perfezionare il proprio percorso, velocizzare l’attuazione del programma elettorale presentato ai cittadini, e nonostante tutte le avversità amministrative ed economiche dare risposte concrete alla Città e all’intero comprensorio ingauno. Questo, agli occhi di questi vecchi parrucconi della politica, potrebbe apparire un insolito e innovativo modo di fare politica, ed è singolare che un ex sindaco, nullafacente per cinque anni, che ha già preannunciato il suo addio alla politica, oggi chieda che la voce torni all’elettorato, adducendo che i cittadini sono stufi di assistere a questo vivere a suo dire incivile del nostro gruppo: purtroppo per loro, il principio di non mettere nelle mani di pochi unti del signore il proprio cervello non appartiene al nostro modo di agire e di pensare. È evidente che il confronto, il dialogo, l’applicazione della democrazia nelle sedi opportune non sia contemplata nei vecchi protocolli ex Pci ed oggi Pd. Quale insegnamento potremmo mai cogliere da uno schieramento che è capace di suddividersi in otto comitati diversi a sostegno dello stesso candidato, quale insegnamento si potrebbe trarre dal loro modo di fare politica, che neppure rispecchia l’attuale proposta del Pd?” si chiede la Guarnieri.
“Il momento più imbarazzante della seduta del Consiglio è stato quando il consigliere Pelosi, auto proclamatosi esperto di finanza amministrativa all’interno del gruppo Pd, si è inventato un margine di un milione e mezzo, a suo dire da impegnare nella riduzione degli alloggi che sono circa il 10% delle seconde case, da dare in comodato d’uso gratuito, quindi conferire a questi alloggi l’aliquota base del 7,6 per mille. Ciò comporterebbe, oltre alla minore previsione di gettito Imu di 1 milione rispetto al precedente gettito Ici, un ulteriore aggravamento per le casse del Comune, pari a 1 milione e 100 mila euro. Tradotto in semplici parole, il consigliere Pelosi ha proposto alla maggioranza di sostenere un emendamento che avrebbe provocato il dissesto finanziario dell’ente, mettendo così a repentaglio anche le economie degli stessi dipendenti. Probabilmente ritiene che quando sta accadendo ad Alessandria sia da prendere come esempio. La sua proposta, con parere tecnico contrario, non aveva alcun sostegno da parte dei numeri, avrebbe autodenunciato alla Corte dei Conti l’intero Consiglio Comunale.
“Diversa è stata la nostra proposta, contenuta nella mia relazione, condivisa con il settore finanze tutto, Dirigente e Posizioni Organizzative, che ringrazio per l’ottimo lavoro svolto, poiché capace di mettere l’amministrazione nelle condizioni di effettuare una analisi ipotetica, ma realistica, di quel che sarà il gettito Imu con il versamento della rata di dicembre, al fine di poter intervenire riducendone i nefasti effetti per le attività produttive e per le seconde case messe a disposizione delle famiglie con il contratto calmierato o comodato d’uso. La nostra Amministrazione non condivide assolutamente l’imposizione data dal governo Monti ai comuni, la trasformazione in esattori, quasi borseggiatori dei loro stessi cittadini. Chiedere alla gente gravi sacrifici, in un momento di particolare incertezza economica, è l’ultima cosa che noi amministratori avremmo voluto fare, e di certo non faceva parte del mio programma elettorale. Le forze politiche che sostengono il governo Monti, Pd su tutte, lo autorizzano quotidianamente a condizionare i comuni e gli enti locali con scelte sempre più centralistiche” aggiunge ancora il primo cittadino albenganese.
“Il fatto che un sindaco, oggi, sia posto nell’impossibilità di rimuovere un dirigente del settore finanziario che, seppur pagato dai cittadini, deve rispondere alla ragioneria di Stato – e la sua rimozione per gravi motivi deve essere autorizzata dal Ministero degli Interni e dal Ministero dell’Economia – dimostra che lo Stato interferisce sempre più nei compiti dei sindaci e delle amministrazioni locali. Solo il senso di responsabilità che nella mia vita mi ha sempre distinto mi impedisce, così come a tutti i miei colleghi che vorrebbero più libertà di azione e condizioni migliori per i cittadini, di consegnare chiavi del Comune e Fascia Tricolore al Prefetto perché le invii al tecnico Presidente del Consiglio”.
“Le provocazioni inutili sulla volontà di allargare la maggioranza non meritano risposta, perché credo che solo chi non ha saputo arrivare in fondo con lo stesso numero di consiglieri non riesca a capire che un rimpasto, a seguito di un allargamento di maggioranza, non è una costrizione, ma una volontà per meglio operare. Non deluderò mai i cittadini che mi hanno assegnato la loro fiducia, che hanno scelto il nostro programma amministrativo e vogliono che sia realizzato, e fino all’ultimo giorno combatterò e lavorerò affinché la Città non subisca ulteriori soprusi da parte di chi ad Albenga si comporta in un modo, fa dichiarazioni di facciata, ma all’interno del partito lavora contro il suo stesso territorio” conclude il sindaco di Albenga.