
Savona. Domani a Savona un importante gruppo di professionisti, medici dell’ASL2 savonese, si troverà per parlare di Trombosi venosa profonda (TVP) che in ambito chirurgico rappresenta una complicanza particolarmente temibile che si verifica in una percentuale ancora significativa.
La trombosi venosa delle vene profonde è una malattia molto frequente, ma subdola perché non sempre evidente, difficile da diagnosticare in certe situazioni, lunga e noiosa da curare. La TVP è per definizione l’ostruzione parziale o completa di una vena della circolazione venosa profonda di un arto, da parte di un coagulo di sangue o trombo. Il coagulo occlude la vena del tutto o in parte e provoca un ostacolo alla normale circolazione venosa, con conseguente aumento della pressione venosa della zona
Le conseguenze possono passare inosservate nei casi minori, ma possono anche dare luogo precocemente ad eventi gravissimi, anche fatali (embolia polmonare) e, nel tempo, ad insufficienza venosa cronica.
Nonostante una notevole mole di lavori scientifici, di raccomandazioni e di linee guida abbiano identificato in modo inequivocabile il rischio di tvp nel periodo postoperatorio, questa temibile patologia continua ad essere diagnosticata ed a volte anche tardivamente. In questo convegno si è voluto riunire il maggior numero delle professionalità a vario titolo coinvolte nella tvp e nelle sue sequele, ma anche e soprattutto nella sua prevenzione.
Pertanto il chirurgo vascolare, l’urgentista di Pronto Soccorso, il rianimatore, l’anestesista, l’urologo, l’oncologo, l’internista, il chirurgo bariatrico (chirurgia dell’obesità), il chirurgo ortopedico protesista, il ginecologo, il radiologo interventista, ma anche gli infermieri ed il fisiatra, ognuno per gli aspetti specifici della propria professionalità, ci aiuteranno a comprendere appieno questo fenomeno fornendo gli elementi utili per la migliore profilassi.
Infatti solo una analisi attenta dei fattori di rischio del paziente e della tipologia di intervento, unita alla migliore conoscenza dei metodi di prevenzione (mezzi fisici e farmaci), può portare alla riduzione del rischio trombo embolico mantenendo in termini accettabili la sicurezza dell’atto chirurgico. Di particolare rilevanza, nella quotidiana gestione dei pazienti chirurgici, è il ruolo dell’anestesista rianimatore e del chirurgo vascolare.
L’anestesista è infatti impegnato nella gestione del paziente già e soprattutto nella fase preoperatoria (nella quale è di fondamentale importanza il riconoscimento dei fattori di rischio trombo embolico e, di conseguenza, la messa in atto dei metodi di prevenzione) al momento della visita anestesiologica. Il chirurgo vascolare ha anch’esso un possibile ruolo nel periodo preoperatorio della valutazione clinica e strumentale dei pazienti sui quali, alla visita anestesiologica, viene posto il sospetto di trombosi venosa profonda in atto, così come nell’immediato o tardivo periodo postoperatorio.
Saranno pertanto Massimo Marabotto (Direttore della S.C. Chirurgia Vascolare) e Brunello Brunetto (Direttore della S.C. Anestesia e Rianimazione Savona-Cairo) a tenere le fila del convegno moderando gli interventi dei vari specialisti.