
Savona. L’amarezza sta nell’essere additati per accuse che si ritengono infondate e nel non poter lavorare né assicurare uno stipendio ai 54 dipendenti, alcuni dei quali già in cassa integrazione.
Donato Fotia, titolare della Scavo-Ter, è in attesa di un “via libera” che tarda ad arrivare e che è ancora impantanato nelle note vicende giudiziarie che coinvolgono il gruppo. E questo nonostante i cantieri del Fotia Group siano stati divincolati dall’eventualità della confisca: l’operatività non è infatti ancora ripresa e la Scavo-Ter rimane esclusa da tutti gli appalti pubblici della zona. Di qui la protesta, con tanto di corteo dei dipendenti in Prefettura, e l’appello del titolare della società che si trova in difficoltà a pagare gli stipendi.
“Le do giusto un dato: avremmo già 16 milioni di lavori preventivati che potremmo benissimo andare a svolgere, ma siamo costretti a rimanere fermi, in attesa di autorizzazioni che tardano ad arrivare – dice Donato Fotia – Io capisco bene il malessere degli operai: finché abbiamo potuto abbiamo cercato di far fronte a questa situzione pagando gli stipendi, ma ora la situazione è critica”.
“Ad oggi siamo esclusi da tutti gli appalti pibblici, e non è colpa nostra. Non riusciamo a capire perché non si sia ancora sbloccato nulla – prosegue il titolare della Scavo-Ter – Chiadiamo solo di poter lavorare e di assicurare un futuro ai nostri 54 operai che sono un po’ parte della nostra famiglia”.
“Quello che ci ha fatto più male è l’essere additati per cose false: la vicenda, poi, è diventata un po’ troppo mediatica. Ora come azienda siamo troppo esposti e a rischio, dobbiamo avere una risposta veloce dalle istituzioni” conclude Fotia.