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Fusioni e rinunce, il mondo del pallone si sta sgonfiando: continuano a calare squadre e praticanti

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Fusioni e rinunce, il mondo del pallone si sta sgonfiando: continuano a calare squadre e praticanti
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Savona. La nuova stagione calcistica sta entrando a pieno regime. Domani i campi della Liguria terranno a battesimo i campionati di Eccellenza e Promozione. Tra una settimana sarà la volta della Prima Categoria che, insieme alla Seconda e alla Terza, sta vivendo l’antipasto della Coppa Liguria.

Il pallone, nonostante i tanti scandali che ne hanno minato la credibilità ad alto livello, resta lo sport più praticato in Italia, con una diffusione capillare, dalle grandi città alle piccole località. Resta in vetta alle preferenze dei bambini che, al momento di scegliere il loro primo sport, nella maggior parte dei casi chiedono ai genitori di portarli al campo sportivo del loro paese, sognando di emulare le gesta dei campioni che tante volte si vedono in televisione, molto più spesso di quelli delle altre discipline.

Però, così come ogni estate, da un ventennio a questa parte, in particolare nelle ultime annate, il mondo del calcio si appresta ad affrontare una nuova stagione ridimensionato rispetto a quella precedente. La Liguria, e il Savonese, non fanno eccezione.

L’unica squadra della provincia che milita tra i professionisti, il Savona Fbc, dopo aver temuto per il proprio destino in primavera, ha trovato in Dellepiane il suo salvatore. La società biancoblu, però, ha attuato una politica improntata alla formazione “casalinga” dei talenti, rinunciando ad acquisti folli. Un taglio del budget, stipendi ridotti a tutti: chi non era disposto ad accettarli è stato libero di andarsene. Un Savona costruito al risparmio, con criterio.

Gli striscioni, nel girone A, sono inseriti in un girone da 18 squadre: due in meno rispetto alla passata stagione. Il calcio italiano che conta, dalla Serie A alla Serie D, ha infatti perso parecchi pezzi: le società delle prime cinque categorie, nel complesso, sono scese da 287 a 277. Diversi calciatori, allenatori ed altre figure che avevano trovano posto tra i professionisti o tra i “semiprof” della Serie D hanno quindi dovuto accasarsi a livello regionale, o emigrare verso altri lidi.

Bilanci ridotti e soprattutto numeri in calo: questi i temi comuni del calcio italiano, senza eccezioni. Nel campionato Berretti, due stagioni fa le squadre partecipanti erano 92, lo scorso anno 84. In questa stagione si confronteranno 74 formazioni.

Tante città perdono le proprie realtà calcistiche, così come tanti paesi. In provincia di Savona, negli ultimi anni, hanno visto sparire la propria squadra realtà quali Laigueglia, Calizzano, Villanova d’Albenga. Se in alcuni casi resta almeno un settore giovanile, in altri il campo sportivo del paese è rimasto malinconicamente deserto.

Il panorama femminile non fa eccezione, anzi, si sta sgretolando ancor più rapidamente. Se lo scorso anno la Federazione era stata costretta alla clamorosa decisione di unificare in un’unica categoria Serie A2 e Serie B, quest’anno fa i conti con un nuovo calo delle società di A e A2 che scendono da 67 a 60.

Il Comitato regionale ligure ha prorogato la scadenza delle iscrizioni alla Serie C, dovendo fare i conti con numeri troppo esigui dopo l’ennesima scomparsa, quella della Culmvpolis. Nel Savonese, a fatica, si sono mantenute da parecchi anni due realtà: oltre al ben consolidato Vado è ricomparso con una prima squadra lo Sporting Albenga. Negli anni scorsi, c’erano state Bragno, Cerialecisano, Finalborghese, Nolese, Pietra Ligure: tante realtà giunte al capolinea.

Facile intuire le cause: in un’epoca di ristrettezze economiche, gli sponsor che in molti casi tenevano in piedi le società si sono forzatamente dileguati. Gli enti locali, un tempo munifici, hanno chiuso i rubinetti. Tutte le società sportive, anche quelle di livello più basso, hanno tante spese da sostenere, tra trasferte, materiale, iscrizioni delle squadre, affitto dei campi.

Il calo delle nascite ha avuto la sua parte: se negli anni ’80, complice il boom della natalità di un ventennio prima, ogni piccolo paesino aveva grandi numeri di potenziali calciatori, ora si deve fare i conti con un bacino di ragazzi in cui “pescare” che si è quasi dimezzato.

Ci sono poi le televisioni a pagamento che portano a casa in diretta le partite che contano e per molti ragazzi diventa più facile essere “tifosi” che trovare la voglia di correre su un campo. Se si aggiungono un’offerta sportiva più ampia di un tempo e un’indole poco propensa a praticare sport che hanno alcuni giovani al giorno d’oggi, facile trarre le conclusioni.

Quest’estate si è giunti ad un passo dalla clamorosa fusione tra Cairese e Carcarese, svanita di un soffio. Un tempo, per campanilismo e passione, solamente ipotizzarla avrebbe fatto storcere il naso a chiunque. Ad Imperia, invece, è successo: le rivali Imperia Calcio e Pro Imperia si sono unite per sopravvivere. In Liguria si sono fuse Fontanabuona e Santa Maria Taro, Camogli e Avegno, Campomorone e Sant’Olcese, Virtusestri e Culmvpolis, solo per citare i casi principali.

Praticamente ogni società ha sforbiciato dove poteva, qua e là, tagliando retribuzioni e riducendo gli “stipendiati”. “Se vuoi puoi giocare con noi, ma non possiamo darti rimborsi”: questa frase, probabilmente, se la sono sentita dire tanti calciatori locali alla ricerca di una nuova sistemazione durante l’estate. Accettare le nuove condizioni o rimanere appiedati: la scelta, per chi ha passione, è stata inevitabile.

La Seconda Categoria di Savona e Imperia è scesa da 18 a 16 squadre, mentre la Terza Categoria da 16 è passata a 13. Sono scomparse San Nazario Varazze, Val Steria e Golfodianese “B”. Ogni anno il calcio regionale perde qualche pezzo. Nel Genovese, seppur molto numeroso, il girone di Terza Categoria sarà unico. Anni fa i raggruppamenti genovesi di Terza erano tre, così come una volta erano due nel Savonese e, al tempo stesso, ce n’era uno nell’Imperiese. Con una Seconda Categoria che vedeva un girone A e un girone B, distinti. Ricordi ormai lontani, quando ogni paesino viveva con passione le vicende della propria squadra e la sosteneva in tutto e per tutto. Quando i numeri erano diversi, anche sugli spalti.

Meglio concentrare gli sforzi e rinunciare al superflo. Tale può apparire la Coppa Liguria: lo scorso anno vi hanno aderito 52 squadre delle 64 di Prima Categoria aventi diritto, quest’anno solamente 45. Altrettanto è avvenuto per la Coppa di Seconda e Terza: se nell’edizione 2008/09 al via si presentarono in 84, quest’anno si contenderà il titolo un risicato lotto di 49 compagini.

Scende pure il numero di formazioni iscritte agli Juniores provinciali: solamente 26 da Imperia a Chiavari. E così il girone ponentino da 16 partecipanti si trova ridotto a 13. Eloquente il caso del Varazze Don Bosco: la Juniores neroazzurra lo scorso anno aveva disputato un gran campionato, ma quest’anno non si è potuta iscrivere perché, chiuso il Pino Ferro, la cittadina non ha più un impianto.

Il calcio a 5, negli ultimi anni, è stato decimato. Tra Serie A, A2 e B nazionali, maschili e femminili, quest’estate sono andate perse 11 squadre. Scomparsa la Liguria: retrocesso il Tigullio, il San Lorenzo DC Sanvi e il San Vincenzo hanno rinunciato a prendere parte alla Serie B.

Nel giro di poche stagioni, le categorie regionali hanno perso più della metà delle concorrenti. La Serie C, dai due gironi dello scorso anno per un totale di 16 formazioni, è scesa a 11. E pensare che solo qualche anno fa c’erano C1, C2 e una D ben più numerosa di quella attuale. In questo ambito, forse, burocrazia e costi fanno passare più facilmente la voglia di andare avanti e portano a rinunciare al campionato ufficiale targato L.N.D. per optare per un meno impegnativo torneo locale, se non alla partitella con gli amici.

Per chi ha vissuto gli anni ’80 è difficile appassionarsi a campionati sempre più poveri di sfide e lontani dal colore e dal calore di un tempo. Un ridimensionamento delle spese, soprattutto ad alto livello, potrà però servire a tagliare stipendi divenuti eccessivi e, probabilmente, anche offensivi nei confronti di chi lavora e fatica ad arrivare a fine mese. Non tutti i mali vengono per nuocere e un calcio più povero potrebbe tornare ad essere anche più gradito a chi ha smesso di apprezzarlo perché disgustato nel vedere campioni o, in certi casi, presunti tali, strapagati dalle loro società.

Christian Galfrè
8 Settembre 2012 alle 18:28
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