
E’ mancato Fiore, il Comandante Fioravante Sbragi, mio papà aeronautico. Sfortunatamente è morto come non avrebbe voluto, in un letto d’ospedale, l’unica manciata di ore di ricoveri nella sua vita, una parte infinitesimale del tempo trascorso in volo, una parte del tempo che mi ha dedicato crescendomi nel mondo aeronautico, un raro momento in cui la vita non lo ha voluto ai comandi o protagonista, ma subire.
Non sono trascorsi molti i giorni da quando ha effettuato l’ultimo volo terreno, una manciata di mesi da quando ci siamo travati per festeggiare la nostra “creatura” l’ Aero club di Savona.
Ed allora torna in mente un articolo scritto su di lui nel lontano 1985
Pur aggiornato con i tempi, è sempre valutabile la motivazione da cui è scaturito questo tipo di rapporto tra due persone, accomunate dalla passione per il volo in un momento della loro vita in cui erano interessati da sentimenti completamente opposti. Felicità per la nascita di una figlia per uno, tristezza per la scomparsa del figlio per l’altro. In quel periodo, in cui Fioravante ha dedicato molto del suo tempo, del suo “sapere” e della sua esperienza nel settore al giovane amico ne è nato un rapporto talmente stretto da poterlo quasi paragonare a quello tra padre e figlio.
Scrivevo nel 1985
Ciao papà. Non voglio togliere nulla a mio padre per il quale ho sempre nutrito una stima ed affetto che ben raramente poteva vantare uguali negli anni ( fine anni sessanta ) in cui, nella mentalità ricorrente nei giovani (solo per il fatto di essere stati messi al mondo) tutto era dovuto, ma ogni tanto le vie dell’etere sono percorse da questo richiamo che il sottoscritto rivolge ancora oggi ad una persona ben conosciuta nell’ambiente aeronautico: il Com.te Fioravante Sbragi. Pilota collaudatore, istruttore di volo, istruttore di volo strumentale, industriale aeronautico per passione, importatore e distributore della Piper Aviation e di altre varie case di velivoli ed apparati aeronautici, nonché, tralasciando l’aspetto dell’attività industriale extra aeronautica, già Presidente dell’ Aero Club Savona e Riviera Ligure di cui ne è Socio Onorario, come abbiamo già avuto modo di apprezzare nella storia del sodalizio. Un “toscanaccio” con “un grande manico” come si suol dire nel nostro ambiente. Che gli metti tra le mani, o meglio sotto “la zona del corpo umano in cui batte meno il sole” un intelaiato P.19 o un modernissimo Cheyenne V od un nuovissimo Piper Meridian o Mirage, che si trovi a testa in giù in qualche nube con “piantate” di motore o la più singolare e paurosa delle emergenze per un pilota qualunque, per lui …….nulla cambia. Con una calma impressionante, anzi direi proprio scherzando sull’evento in corso, ripristina il tutto e “con o senza motore” ed immancabile “piratata” ti riporta a terra incolume passeggero e velivolo. Facilmente riconoscibile negli aeroporti è l’unico ad approvare l’operato degli addetti all’ ufficio traffico; un borsello stragonfio racchiude una miriade di bigliettini, occhiali, pila e set di cacciavitini, nonché le carte Jeppesen etc. che solitamente i “pilotoni” portano in borse ricche di vari emblemi aeronautici che stanno in dimensioni massime per il bagaglio a mano. Con il suo “borsello” Fiore in qualsiasi momento ci vola per tutti i continenti. Dito indice rigonfio dalle perenni immersioni meccanico-sensitive di cui è dotato per conoscere rapidamente e sicuramente il quantitativo di carburante che quotidianamente deve controllare negli svariati voli su diversi velivoli. In perenne movimento con un moto continuo irreversibile sale sui velivoli al far del mezzogiorno e ne cala a notte inoltrata pronto a riprendere il volo con qualsiasi scusa. Il cielo è il suo regno, l’aereo il suo trono e lo sparuto appassionato che di passaggio in aeroporto ha avuto l’ardire di chiedere informazioni su un velivolo di quinta mano a carrello fisso e con tanto quanto basti per fare un “giro campo” domenicale, ….la sua vittima. Venditore nato riesce a “rifilare” al meschino un fiammante bimotore nuovo di zecca superstrumentato con tanto di corso d’abilitazione ad inizio immediato. Ma basta poco in sua compagnia che anche la vittima viene lavata del sangue terrestre e riciclata con puro plasma aeronautico e quando si accorge dell’assuefazione è ormai tardi; il mondo azzurro l’ha imprigionato. Perché “papà”? Perché come mio padre, Fioravante mi ha accompagnato a sgrossarmi, ognuno nel suo mondo. Con lui dopo le nozioni aeroscolastiche, ore in volo a fare emergenze, a sciogliermi ai comandi dei velivoli e diversificarmi su svariati tipi e alla conduzione dell’ Aero Club. Papà Sbragi mi ha insegnato ad andare avanti e a far progredire e sviluppare il nostro sodalizio e principalmente ad infischiarmene dei commenti e dei problemi di quella parte di soci che esiste in tutti gli aeroclub, per la quale spargere malumori ed inimicizie e la principale ragione di frequenza nel sodalizio. Orbene, con quel pelo sullo stomaco che mi ha fatto crescere l’Aero Club va forte ed è constatabilissimo: le pecore nere stremate ed inascoltate hanno lasciato il sodalizio, e papà Sbragi, perennemente in volo, sa di aver posto le basi di uno dei più belli Aero Club d’Italia, lasciandolo venti anni fa nelle mani di un allora giovane ed intraprendente Presidente. Sono passati quasi trenta anni dal nostro primo incontro, papà Sbragi è sempre lo stesso, forse qualche piratata in meno. La dimestichezza e naturalezza del suo volo l’hanno portato ad assistere in aria molte persone in emergenza, se non addirittura a salvarne la vita. Ancora oggi, nei nostri incontri in frequenza, siamo comunemente riconosciuti “dagli addetti” quando ci incrociamo in volo, con il classico saluto che da parte mia l’accompagnerà sempre… “ciao papà”.
Mauro G. Zunino