
Andora. E’ un coltivatore “alternativo” quello denunciato dai carabinieri della stazione di Andora. Nell’orto di sua proprietà, in provincia di Imperia, il 60enne – residente ad Andora ma originario di Pinerolo e con precedenti – si prendeva cura di due piante di marijuana e conservava 150 semi di cannabis indica. Nella casa andorese, invece, l’improvvisato agricoltore nascondeva 14 grammi di hashish e 9 grammi di marijuana.
I militari dell’Arma parlano di una cura maniacale delle piantine “stupefacenti”, conservate come se fossero preziosi bonsai. Il 60enne ha spiegato con entusiasmo ai carabinieri che la droga era ad uso personale e per scopi terapeutici, per poi presentarsi come un seguace della “permacultura” che, vocabolario alla mano, prevede “un sistema agricolo sostenibile, incentrandolo su una policoltura a base di specie arboree perenni, arbusti, specie erbacee, funghi e sistemi radicali”.
Il metodo in questione si pone come obiettivo il “progettare insediamenti umani in modo da ridurre il lavoro necessario per mantenerli, la produzione di scarti e l’inquinamento e contemporaneamente preservare o incrementare naturalmente la fertilità dei terreni e la biodiversità del sistema”. Peccato che oltre a frutta e ortaggi l’uomo applicasse tale filosofia anche alla coltivazione di cannabis.