
Vado L. Un anno e nove mesi di reclusione. E’ questa la condanna inflitta questa mattina in tribunale ad un settantottenne vadese che doveva rispondere dell’accusa di violenza sessuale per aver palpeggiato una ragazza nigeriana ferma ad aspettare il bus. L’episodio risale alla sera del 16 settembre del 2006 quando, intorno alle 21, secondo l’accusa, il pensionato, che si trovava all’interno di un bar, notata la donna alla fermata del bus, le si era avvicinato e le aveva toccato il fondoschiena. Lei si era difesa afferrado il polso dell’anziano che a quel punto per liberarsi dalla presa aveva minacciato di bruciarle la mano con l’accendino.
La vittima della molestia quindi era scappata e si era rivolta subito ai carabinieri. Dalla descrizione, puntuale e dettagliata, che la nigeriana aveva fatto del palpeggiatore i militari erano risaliti appunto al settantottenne vadese, poi riconosciuto anche in foto dalla donna. Lui però aveva sempre negato di aver avvicinato e toccato quella ragazza. Una versione che ha ribadito anche oggi in aula: “Io non l’ho mai vista. Quel giorno ero al battesimo di mio nipote e poi sono tornato a casa. La signora proprio non la conosco”.
Per supportare la versione dell’uomo, difeso dall’avvocato Marco Genta, sono stati sentiti come testimoni diversi suoi parenti. Tutti hanno effettivamente confermato che il 16 settembre, nel pomeriggio e fino alla serata, il pensionato ha partecipato alla cerimonia per il nipote a Stella. Secondo il pubblico ministero (che aveva chiesto una condanna a due anni, due mesi e venti giorni di reclusione), pur avendo partecipato al battesimo l’anziano, nell’orario in cui la donna fu molestata, era già tornato a Vado e di conseguenza poteva essere lui il palpeggiatore. Una tesi che evidentemente ha convinto anche il Collegio dei Giudici che lo ha condannato, seppur concedendo tutte le attenuanti del caso. L’imputato ha comunque potuto beneficiare della sospensione condizionale della pena.