“Egregio Signor Sindaco ed egregio Presidente,
sono un abitante del Santuario, residente da sempre lungo la sponda del Letimbro, che noi chiamiamo fiume, ma che non é più di un ruscello per la maggior parte dell’anno salvo settembre, mese in cui solitamente si riempie a dismisura causando, quando se ne creano le condizioni, disastri come nel 1992.
Tali condizioni sono date da tre fattori: precipitazioni intense concentrate in poche ore, un precedente periodo di siccità tale da rendere il terreno duro e inabile ad assorbire l’acqua, la presenza di un numero eccessivo di piante di vario tipo cresciute nell’alveo del fiume.
Ora siamo al 20 di agosto e dato che le ultime due condizioni sono presenti, basta che le precipitazioni siano quelle annunciate dal meteo in questi giorni ed ecco servito su un piatto d’argento il rischio di una nuova alluvione. Sappiamo tutti che non ci sono denari per la pulizia degli alvei dei fiumi. Non ve n’erano quando le cose andavano bene, figuriamoci ora… L’ultima seria pulizia dal Letimbro risale al 2005 e fu fatta – come esercitazione gratuita – dalla protezione civile degli Alpini.
Non tutti, però, sono al corrente del divieto per i cittadini di tagliare qualsiasi pianta nel fiume, reato per il quale è previsto il codice penale, come per l’asportazione di acqua per irrigazione degli orti. Ovvero: se vengo beccato a pulire il fiume per conto mio divento un pregiudicato. E mi è di poca consolazione che Montecitorio ne sia piena. In questa sede sorvolo sulla sensatezza di queste norme, ma insisto assolutamente sulla loro inopportunità.
Non è invece più sensato che ad ogni cittadino che abita lungo il Letimbro sia concesso di tagliare canne e piante? In questo modo si eviterebbe che, travolte dalla piena, esse trasformino l’onda in quell’ariete di legna che nel 1992 ha divelto una decina di ponti causando danni per milioni di euro. I tempi sono stretti, ma voglio comunque chiedervi se sia possibile emanare un decreto, un’ordinanza che consenta a chi abbia una casa sul fiume la pulitura del tratto di sua pertinenza. Questa norma consentirebbe di liberare centinaia di metri quadri di fiume dalla folta vegetazione.
Inoltre c’è anche un precedente storico dato che ogni anno per il 18 marzo, si tagliano canne e arbusti per preparare i falò e nessuno dice nulla… E l’occhio chiuso per la festività religiosa non si può chiudere a maggior ragione per prevenire disastri? Non avrebbero nemmeno da temere gli animalisti dato che il germano reale, i fenicotteri ecc. hanno già trovato casa più a monte rispetto alle abitazioni e non ne sarebbe intaccato il prezioso habitat.
Per tutto questo, mi auguro che vogliate accogliere il mio invito e che accordiate i due enti per autorizzare in breve tempo quella pulizia “domestica” del fiume che il buonsenso e le leggi antiche consentivano di fare ai nostri padri e nonni. Ringraziandovi per l’attenzione e per quanto vorrete fare, vi informo che in ogni caso, alle prime piogge, armato del mio “marasso”, scenderò comunque nel fiume per tagliare il tagliabile e asportarlo dall’alveo assumendomene ogni responsabilità. Non voglio che gli eventuali danni siano colpa delle piante che crescono davanti a casa mia”.
Roberto Bazzano