
Cairo M. Non si ferma l’inchiesta della Procura sulla morte di Karen Bennet, la donna di 63 anni che è morta dopo un ricovero di tre settimane all’ospedale di Cairo prima di essere sottoposta ad un intervento chirurgico di gastroenterologia in quello di Savona. Ieri, su disposizione del pubblico ministero Giovanni Battista Ferro, carabinieri e agenti della squadra di polizia giudiziaria hanno iniziato a sentire medici e personale sanitario della struttura valbormidese, sequestrato la documentazione clinica sul ricovero della donna e la strumentazione con cui era stata monitorata la paziente nel viaggio di ritorno dal San Paolo (dove per le sue condizioni gravissime non era stato possibile eseguire l’intervento, l’applicazione cioè di una Peg, un tubicino allo stomaco per consentirle la nutrizione) all’ospedale di Cairo Montenotte.
Probabilmente l’inchiesta, che per ora vede sul registro il nome di un solo medico (quello del reparto di gastroenterologia del San Paolo), è destinata ad allargarsi e a vedere altre persone indagate. Nel mirino della magistratura ci sono tre fasi di questa vicenda: la mattina della vigilia di Ferragosto, quando la donna ha lasciato l’ospedale di Cairo per l’intervento al San Paolo (il sospetto è che la paziente fosse già in gravi condizioni che avrebbero dovuto sospendere il trasferimento); il momento in cui Karen Bennet è stata presa in consegna dai sanitari di Gastroenterologia (come mai se, come ha raccontato il marito, la donna “stava male, se ne stava andando…” non è stata trattenuta nel nosocomio savonese per un tentativo di rianimazione?); infine sotto esame è finito il viaggio di ritorno della signora a Cairo.
Punti sui quali la Procura vuole fare luce. Secondo quando ricostruito questo sarebbe l’evolversi dei fatti: alle 10,30 della vigilia di Ferragosto Karen Bennet ha lasciato con l’ambulanza Cairo Montenotte, per essere trasportata al San Paolo e, in quel momento, i parametri della paziente sarebbero stati normali. Mezz’ora dopo, l’arrivo a Savona, la notizia dell’impossibilità di eseguire l’intervento e il ritorno a Cairo dove poco dopo è morta. Da lì l’esposto del marito della signora (che è tutelato dall’avvocato savonese Giovanna Vigna) che ha fatto aprire un’inchiesta.