
Cairo. L’Anpi Valbormida, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Cairo, organizza una serata teatrale dedicata ai sette fratelli Cervi, in programma mercoledì 29 agosto, alle ore 20 e 30, nell’Anfiteatro di Palazzo di Città.
In programma l’intervento teatrale dedicato a I miei sette figli” di Alcide Cervi, a cura di Virginia Martini, Antonio Bertusi, Matteo Procuranti. La vicenda dei fratelli Cervi, medaglia d’argento al valore militare, è una delle più significative ed emblematiche della Resistenza Italiana. Ingresso libero.
Simbolo della lotta antifascista, i sette contadini emiliani – Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore – fucilati il 28 dicembre 1943a Reggio Emilia, hanno rappresentano una pagina tragica e insieme fondante della storia d’Italia. Eppure oggi troppe persone, tra cui moltissimi giovani, ne hanno perso memoria. Le parole semplici, concrete, potenti perché ancora così attuali, di Alcide Cervi restano il centro dell’intervento.
Da questa volontà nasce questo breve viaggio teatrale che in modo semplice ricostruisce la storia della famiglia Cervi all’interno del contesto di quell’Italia contadina che si trovò ad affrontare l’avvento del fascismo, poi la guerra e infine gli anni della costruzione democratica del paese. Una famiglia quella dei Cervi la cui storia si intreccia a quella di tante altre famiglie contadine che in Italia e in Europa hanno lottato e operato per la propria emancipazione da secolari forme di oppressione.
Quando, il 25 Luglio 1943, cadde il fascismo la famiglia Cervi offrì per festeggiare una pastasciutta a tutto il paese. Per rendere omaggio a quel bel momento di gioia condivisa anche noi cuciniamo per tutta la durata dell’intervento pasta al pomodoro che verrà offerta al pubblico alla fine della lettura scenica. Il tavolo su cui cuciniamo è l’unico elemento di scena, non c’è scenografia né si prevede un piano luci. Si tratta di un lavoro costruito per essere fatto davvero ovunque, case, cantine, sale e salotti, garage, circoli, aule, cortili. Non è adatto ai teatri di grandi, ha bisogno di spazi piccoli in cui sia possibile raccontare guardando negli occhi chi si ha davanti, in cui oltre alle parole siano condivisibili gli odori ed anche i pensieri.