
Albenga. Un factotum e un driver in cambio di sesso, ma non uno sfruttatore. Così si è autodescritto Salvatore Di Raimondo, il cinquantenne dell’entroterra ingauno finito in manette per favoreggiamento della prostituzione. L’uomo era stato arrestato dai carabinieri, che lo avevano seguito nei suoi movimenti a bordo di una Saxò, nottetempo, sempre frenetici, sulla piana albenganese.
Oggi è comparso davanti al gip Fiorenza Giorgi per l’interrogatorio di convalida. Di Raimondo ha riferito la natura della sua attività a favore di sei lucciole romene, sostenendo di non essere il gestore di un giro di squillo, ma una sorta di aiutante: le portava e le riaccompagnava sul “luogo di lavoro” e dava loro assistenza, sbrigando commissioni comuni; al giudice avrebbe detto: “Davo loro una mano”. In cambio otteneva prestazioni sessuali.
I militari dell’Arma alla fine del 2011 avevano arrestato tre fratelli albanesi con accuse pesanti: sequestro di persona, sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale, porto abusivo di armi e ricettazione. Nell’ambito di quell’inchiesta si erano imbattuti anche nel sospetto andirivieni del cinquantenne, estraneo alla banda dell’Est, ma sempre presente con la sua auto sull’Aurelia e a contatto con le ragazze romene.