
Savona. “Una lettera di civile protesta è stata inviata dalla Protezione Animali alla Capitaneria di Porto per la concessione, dopo anni di giustissimo divieto, della possibilità di pescare in diverse zone del congestionato porto di Savona”. E’ questa la mossa dell’Enpa a pochi giorni dall’annuncio della riapertura della pesca nella Darsena di Savona.
“Era da tempo che la potente lobby del pescatori con canna lo chiedeva, sostenuta da numerosi consiglieri comunali, provinciali e regionali, spesso assenti sui problemi sociali seri; ci si erano messi pure i comuni di Savona e Vado, che avevano fornito l’assistenza legale gratuita (soldi pubblici per ‘difendere’ un’attività privata di svago?) ed era addirittura partito un appello al Presidente della Repubblica; ed alla fine la Capitaneria ha dovuto cedere” attaccano dall’associazione animalista.
“Unica voce fuori dal coro l’Enpa ha ricordato che si può già pescare ovunque lungo la riviera, ivi comprese le spiagge e buona parte delle microscopiche aree marine protette. Da anni, secondo la FAO e la UE, tutti i pesci di tutti i mari sono in costante diminuzione a causa di una pesca professionale da massacro, alla quale si aggiunge l’attività, non certo trascurabile, di migliaia di ‘sportivi’, alcuni dei quali cedono ‘in nero’ le prede a ristoranti e pescherie conniventi” aggiungono dalla Protezione Animali savonese.
“E’ purtroppo tempo perso ricordare che un pesce preso all’amo ed asfissiato soffre allo stesso modo di un cane o di un gatto; ma l’associazione chiede: è proprio impossibile rinunciare ad uccidere pesci anche nei porti dove, almeno per ragioni di sicurezza, il buon senso dovrebbe sconsigliare la presenza di estranei alle congestionate attività di movimentazione di merci e passeggeri?” concludono dall’associazione.