
Albenga. “Bene ha fatto il consigliere regionale Marco Melgrati ad invitare la popolazione tutta alla rivoluzione. Sì, mano nella mano, tutti insieme, scenderemo in piazza per abbracciare materialmente il nostro ospedale. Faremo una grande manifestazione con tutti i sindaci in prima linea, insieme a tutte le autorità politiche, le associazioni di volontariato e la gente di buona volontà che credono in questa battaglia”. Così, in una nota l’assessore comunale ai servizi sociali Eraldo Ciangherotti, in prima linea nella battaglia per salvare il pronto soccorso dell’ospedale di Albenga.
“È viva, mangia, beve ed è fuori pericolo. È stata salvata la donna, madre di due bambini, che, domenica scorsa, caduta dalla bicicletta, mentre l’auto medicale del 118 era impegnata in un altro incidente, è stata portata al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria di Misericordia di Albenga. Viva prima di tutto grazie alla scrupolosa coscienza dei militi della Croce Bianca, che hanno compreso l’emergenza e, di fronte ad una viabilità, in direzione Santa Corona, bloccata dal traffico del rientro dei turisti, hanno scelto di fermarsi all’ospedale di Albenga. Sì, viva, nonostante un politrauma, addominale, toracico e cranico, codificato dalla centrale del 118 con il colore giallo, destinato, secondo il protocollo dell’Asl savonese al Trauma Center dell’ospedale di Pietra Ligure. Viva proprio perché, con un’emorragia interna in corso che aveva ridotto di oltre tre litri il sangue in circolazione nel corpo, è stata portata all’ospedale di Albenga dove il team dell’ingauno Pronto Soccorso ha riconosciuto subito l’emergenza, ha attivato con tempestività la chirurgia del Dott. Falchero e la rianimazione del Dott. Azzarello e ha accompagnato la donna in sala operatoria per un intervento di urgenza che le ha salvato la vita” dice Ciangherotti.
“I ben pensanti pare dicano che gli ospedali cittadini, sotto casa, non servono, e che chi difende l’ospedale sotto casa è in mala fede perché, se stesse male o avesse bisogno di cure specialistiche, si rivolgerebbe poi ai grandi ospedali. Non è vero: la gente va dove sa che ci sono medici specialisti validi e la qualità di un ospedale la fa la Direzione Sanitaria che sceglie il suo personale e lo fa lavorare perché il servizio sia di sempre più ampia eccellenza. Non si vuole, qui, tutelare la famiglia di chi dentro all’Ospedale di Albenga lavora, piuttosto si ha a cuore la salute dei pazienti e il loro diritto a pretenderla: nessuna Asl potrebbe ridimensionare un ospedale licenziando personale oramai assunto definitivamente, e dalla chiusura di un reparto non si trae beneficio neppure per le spese di riscaldamento e di manutenzione di quegli spazi, che c’erano e restano. Ecco perché è una bugia grossolana del governatore Burlando la spending rewiev della sanità con la chiusura di un pronto soccorso, se poi le consulenze che nell’Asl savonese che vengono pagate, ci auguriamo non per ragioni clientelari, dalla Regione Liguria restano fisse a 11 milioni di euro all’anno” aggiunge l’assessore ingauno.
“A noi interessa solo tutelare il diritto alla salute, previsto e difeso dalla Costituzione. L’ospedale Santa Corona, che oggi effettua circa 50 mila prestazioni di pronto soccorso all’anno, non può assolutamente assorbire anche le oltre 30 mila prestazioni erogate, ogni anno, dal pronto soccorso di Albenga. Si rischia il corto circuito e la probabilità che ci scappi un morto, prima di fare retromarcia, è davvero alta. Ci sono persone che raccontano di ore interminabili trascorse in corridoi, utilizzati a mò di lazzaretto, dentro all’Ospedale Santa Corona, in attesa di essere assistiti o ricoverati per problemi alla salute più o meno seri. Non possiamo permetterci che la situazione, per il capriccio di Claudio Montaldo e Claudio Burlando, degeneri sulla pelle dei cittadini. Ed evidentemente il Trauma Center, servizio di eccellenza sul territorio, ha qualcosa che non va, se i pazienti, traumatizzati ortopedici, girano tutte le corsie delle varie divisioni di Pietra Ligure…per poi magari arrivare, senza forze, all’ospedale di Albenga” conclude Ciangherotti.