
Finale L. Sabato è stata una giornata da ricordare per chi ama il patrimonio strorico-culturale del Finale. E’ stato infatti presentato il restauro della Cappella di Sant’Andrea, nella seicentesca Basilica di San Giovanni Battista in Finalmarina. Il concerto d’organo del M° Paolo Venturino ha sottolineato i momenti salienti dell’avvenimento.
Era dalle conseguenze del terremoto del 1887 che il monumento attendeva di essere definitivamente recuperato, insieme al pregevole dipinto raffigurante il martirio di Sant’Andrea. Il dottor Massimo Bertoletti, storico dell’arte e funzionario della Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici della Liguria, ha spiegato al folto pubblico di finalesi e turisti il valore dell’opera nel contesto del ricco patrimonio d’arte presente all’interno della Basilica.
Il dottor Andrea Canziani, funzionario della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio della Liguria, ha illustrato la storia degli interventi che si sono succeduti nei secoli, attraverso la lettura di singolari documenti storici. Il parroco Don Silvio Delbuono ha voluto ricordare le difficoltà che da sempre devono essere superate per mantenere, nel tempo, un patrimonio di così grande valore.
“A questo punto però bisogna ricordare quanto sia necessario e urgente recuperare anche la grande quantità di opere d’arte dimenticate – commenta Gabriello Castellazzi, ex Presidente del Distretto Scolastico n°5 del Finalese – Opere d’arte e architettura che sono parte integrante della storia di tutta la comunità finalese. Purtroppo gran parte di questi tesori rimane oggi nascosta. I motivi sono noti: le difficoltà di attrezzare spazi idonei e sicuri per una loro corretta esposizione. Questo è un vero peccato perché, come è stato dimostrato nella serata di sabato, molte persone (e tra queste tanti turisti) saprebbero apprezzare il lavoro degli artisti che nei secoli hanno evidenziato il collegamento vitale tra la religiosità della popolazione e la sua crescita civile”.
“Bisogna dirlo: si sente la mancanza nel Finalese di un ‘Museo d’Arte Sacra’ simile a quello del Santuario di Savona – continua Castellazzi – Ogni tanto si ha notizia di qualche buon proposito, ma non segue nulla di concreto. Il patrimonio dimenticato comprende gli arredi sacri realizzati nel corso dei secoli con l’argento estratto dalle vicine miniere di Rialto. I preziosi reliquiari e i ricchi paramenti in seta (esposti alcuni anni fa in una mostra al Palazzo Ducale di Genova). Si potrebbe fare un lungo elenco delle opere nascoste, depositate nelle chiese finalesi (S.Biagio di Finalborgo-S.Sebastiano di Perti ecc.). Tutti questi tesori attendono un luogo facilmente accessibile, non solo per cittadini finalesi e per gli studenti che nelle nostre scuole affrontano la Storia dell’Arte, ma anche per quella parte di turisti (e sono tanti) in grado di apprezzare un patrimonio culturale già ben presente in tante città d’Italia e dell’intera Europa di tradizione cristiana”.