
Albisola Superiore. La sentenza di fallimento pesa come un macigno sulla storia gloriosa della Fac, ma la procedura ora alleggerisce le via per il subentro di un nuovo imprenditore e, considerata la portata comunque competitiva del complesso, l’azienda svuotata delle passività è finalmente appetibile per gli investitori.
L’assessore regionale Enrico Vesco sottolinea: “E’ stata una scelta inevitabile, che il tribunale ha valutato con grande attenzione. Lo stato di passività e le ingiunzioni non potevano che portare alla soluzione del fallimento. Ora è opportuno nominare rapidamente il curatore, con cui prenderò subito contatto. Abbiamo seguito passo dopo passo questa vicenda, che merita attenzione anche perché ci sono ancora delle possibilità per questa fabbrica che mantiene capacità produttiva e maestranze con elevate capacità”.
Dopo mesi di incertezze e sofferenze per circa 150 lavoratori, è arrivata la pronuncia di fallimento per l’azienda albisolese specializzata in tazzine e oggetti di porcellana. “I lavoratori hanno mostrato straordinario attaccamento all’azienda, anche nella fase di occupazione – prosegue Vesco – L’obiettivo ovviamente è quello di ripartire con un imprenditore solido, competente e capace. Dal punto di vista tecnico riconvocherà le organizzazioni sindacali con il curatore; sopravvenuto il fallimento, è necessario cambiare le motivazione della cassa integrazione”.
“La nuova cassa integrazione coprirà un anno a partire da adesso e conto che ci siano condivisione da parte del Ministero. La fabbrica è e rimane competitiva. Il fallimento semplifica il subentro di un nuovo imprenditore, che ora può rilevare un’azienda importante svuotata delle passività. E’ comune intento della Regione e del Comune di Albisola riattivare la prospettiva industriale e occupazionale nei tempi più brevi” conclude l’assessore regionale.
Domani è prevista un’assemblea dei lavoratori e si dovrà affrontare anche l’aspetto della cassa integrazione che dovrà essere rimodulato. “Certo ora la situazione si complica ma speriamo che una volta toccato il fondo ci siano le condizioni per un rilancio dell’azienda. Meglio un fallimento che la chiusura definitiva del sito. Anche se si tratta pur sempre di un’amara consolazione” ha sottolineato Fulvio Berruti della Filctem.