
Cairo Montenotte. Era una vera e propria “pendolare del sesso”: ogni mattina prendeva lo stesso treno, con regolare abbonamento in tasca, e puntuale giungeva sul “posto di lavoro” per attendere i clienti. Il tutto sotto il controllo del convivente e del suo complice che la portavano e la venivano a prendere in stazione.
L’attività, però, è stata scoperta dai carabinieri di Cairo Montenotte e i due uomini questa mattina sono finiti in manette, a seguito di un’ordinanza applicativa di una misura cautelare emessa dal tribunale di Mondovì.
Si tratta di P.S., 32 anni, residente a Carcare, e B.G., 65enne di Mondovì. Il primo è stato condotto presso il carcere di Savona, il secondo è stato posto agli arresti domiciliari nella propria abitazione. L’operazione ha visto protagonisti gli uomini del Nucleo Operativo dei carabinieri di Cairo Montenotte, con la collaborazione dei colleghi di Mondovì.
E’ l’ultimo atto di una specifica indagine sul favoreggiamento e sullo sfruttamento della prostituzione tra Val Bormida e Monregalese. In particolare, protagonista della vicenda era una giovane ragazza albanese, residente e convivente a Carcare con il 32enne arrestato. L’indagine è stata condotta dal Nucleo Operativo dei carabinieri di Cairo, sotto la direzione di Maurizio Picozzi, procuratore di Mondovì, nel periodo tra marzo e aprile.
L’indagine, denominata Pronubo, era nata da alcuni accertamenti sulla giovane albanese e sul suo convivente italiano, i quali non risultavano avere alcuna attività lavorativa. I militari, con il supporto dei colleghi monregalesi, hanno dato il via a diversi controlli, con il supporto di attività tecniche di intercettazione, in particolare nella zona di Pianfei, dove si svolgeva l’attività di prostituzione.
P.S. accompagnava giornalmente con la propria auto la giovane donna alla stazione ferroviaria di San Giuseppe di Cairo. In treno la ragazza arrivava fino a Mondovì, dove ad attenderla c’era B.G. che, a sua volta, con la propria macchina, la conduceva sul “posto di lavoro”, in una zona isolata di Pianfei. Qui iniziata l’attesa degli occasionali clienti, per i successivi rapporti sessuali che venivano consumati all’interno dell’autovettura dell’uomo.
I proventi della prostituzione venivano poi percepiti da P.S. ed usati per le esigenze della coppia.
Altri accertamenti sono ancora in corso, per cui non si escludono ulteriori sviluppi. “I risultati dell’indagine – spiegano i carabinieri – sono comunque già da considerarsi più che soddisfacenti ed hanno consentito di porre un notevole freno ad un possibile inasprimento del livello delinquenziale nelle zone interessate”.