
Regione. Per gli ospedali di Cairo e Albenga era la batosta temuta: la riclassificazione dell’emergenza nell’ambito del piano di riorganizzazione sanitaria. L’assessore alla salute Claudio Montaldo, nell’applicare la cura dimagrante alla rete ospedaliera ligure, è pronto a declassare i pronto soccorso del San Giuseppe, in Valbormida, e del nuovo Santa Maria di Misericordia, nel ponente savonese, a presidi di primo intervento.
Sarà a discrezione dell’Asl competente l’organizzazione dei “punti” con copertura giornaliera a 12 oppure 24 ore. Gli altri pronto soccorso liguri interessati sono quelli di Bordighera e Sestri Ponente. Mantengono la classificazione di Primo Intervento Ospedaliero le strutture di Pontedecimo e Rapallo. E’ quanto emerso dalla riunione di maggioranza in Regione.
Per Cairo e Albenga è prevista quindi la conversione in presidio di primo intervento ospedaliero (PPI). Le strutture grantiranno la risposta agli accessi e la prima stabilizzazione del paziente ad alta complessità per consentire il trasporto dello stesso al pronto soccorso/Dea più appropriato. La riforma del sistema di emergenza passerà in giunta nella prossima settimana, poi in consiglio prima della pausa estiva.
“Le strutture identificate come sede di PPI – precisa l’assessorato regionale alla salute – garantiscono funzioni ospedaliere di base, in rete con le altre strutture dell’azienda di appartenenza, e rappresentano un cardine nei percorsi di integrazione fra assistenza ospedaliera e assistenza distrettuale; costituiscono, nell’ambito territoriale di riferimento, sede privilegiata per i percorsi di riferimento, per la realizzazione dei percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi previsti per la gestione della patologie croniche”.
“Alcune strutture classificate come pronto soccorso non dispongono delle funzioni necessarie e richieste e l’adeguamento di tutte le sedi non è perseguibile per tre ragioni – spiegano dalla Regione – Anzitutto ragioni di tipo clinico, per la vicinanza con un altro pronto soccorso o il basso numero di accessi, con dispersione di risorse umane e tecnologiche. In secondo luogo di tipo organizzativo, considerata la frammentazioni delle sedi. In terzo luogo ragioni finanziarie: le diseconomie legate al mantenimento di molteplici sedi di P.S. con standard elevati, ancorché non del tutto adeguati, non è più tollerabile dal nostro sistema sanitario”.