
Savona. Bisognerà attendere ancora per sapere quale decisione prenderà il tribunale di Savona in merito alla richiesta di confisca dei beni dei fratelli Fotia avanzata dalla Direzione investigativa antimafia di Roma. Questa mattina infatti il Collegio dei giudici presieduto da Giovanni Zerilli si è riunito in Camera di Consiglio per entrare nel merito della richiesta di applicazione della misura patrimoniale e, dopo aver ascoltato le argomentazioni delle parti, ha deciso di riservarsi. Il verdetto arriverà nelle prossime ore, certamente non prima di domani.
Sull’udienza di oggi, celebrata rigorosamente a porte chiuse, gli avvocati Giovanni Ricco e Giancarlo Pittelli, i legali dei fratelli Fotia (Pietro, Donato e Francesco che stamattina erano presenti in aula), hanno commentato: “A nostro avviso c’è stato un certo ridimensionamento della questione: abbiamo fatto alcune osservazioni e motivato la presenza di alcuni beni dei quali, nel fare i conteggi, non era stato tenuto conto. Per esempio c’erano alcuni mutui, ma anche altre entrate dei familiari dei miei assistiti dei quali l’accusa non aveva tenuto conto”.
I difensori dei fratelli Fotia, oltre a precisare la provenienza dei beni del gruppo, hanno anche voluto sottolineare che, a loro avviso la Direzione investigativa antimafia di Roma non avrebbe nemmeno avuto titolo per avanzare una richiesta simile al tribunale: “Misure preventive di questo genere si richiedono solo nel caso in cui ci siano persone affiliate ad organizzazione mafiose o che abbiano alle spalle condanne e indagini per reati di stampo mafioso. A noi non sembra che in questa situazione sia presente né l’uno né l’altro requisito” aggiungono Ricco e Pittelli.
Di diversa opinione, come è facile immaginare, il pubblico ministero Ubaldo Pelosi che ha portato avanti l’istanza della Dia. Il magistrato ha chiesto la confisca di una lunga serie di beni (che non è stata però quantificata) che comprende immobili, appartamenti, auto e mezzi da lavoro. Secondo l’accusa, anche tenendo conto dei mutui e di altre entrate giustificate oggi dai legali della difesa, ci sarebbe comunque una sproporzione nei conteggi. Due tesi opposte sulle quali ora dovrà esprimersi il Collegio.
I giudici, alla fine di febbraio, avevano già respinto la richiesta di sequestro anticipato dei beni del Fotia Group tenendo conto dell’assenza del “concreto pericolo” che questi venissero “dispersi, sottratti o alienati”. Dopo aver negato la confisca preventiva dei beni il procedimento aperto in conseguenza della richiesta di misura patrimoniale della Dia è andato avanti fino ad arrivare all’udienza in camera di consiglio dell’8 giugno scorso quando il pubblico ministero Ubaldo Pelosi aveva chiesto qualche settimana di tempo per studiare le carte. Da lì il rinvio ad oggi.
Il procedimento era stato paradossalmente accolto dall’avvocato Giovanni Ricco e dal collega Giancarlo Pittelli: “Siamo contenti che la Dia abbia posto in atto quella verifica che inutilmente qualche mese fa avevamo chiesto con un appello al prefetto di Savona e al pm della Procura distrettuale antimafia: cioè stabilire una volta per tutte se i Fotia sono ‘ndranghetisti e delinquenti e quindi devono stare in galera, oppure se sono persone per bene che lavorano tutti i giorni nei loro cantieri, e quindi devono essere lasciati in pace”.
“Nella sua richiesta di quasi 250 pagine, la Dia rifà la storia della famiglia ma non si basa, per chiedere la misura di prevenzione, sull’accusa di essere affiliati alle cosche, quanto su presunte discrepanze tra i redditi dichiarati dai Fotia e i mezzi e gli immobili acquistati. Noi però abbiamo già dimostrato per tutti i beni la provenienza dei fondi – mutui e proventi dell’attività – con cui sono stati acquistati. La stessa Finanza, da molti anni, monitora costantemente tutte le attività del gruppo. I Fotia non hanno nulla da nascondere: ora grazie alla Dia potranno dimostrarlo” aveva aggiunto Ricco.