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Cronaca

Tomaso, lettera da Varanasi: “Non ci arrendiamo”. La mamma: “Bene per i marò, ma serve una svolta anche a noi”

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Tomaso, lettera da Varanasi: “Non ci arrendiamo”. La mamma: “Bene per i marò, ma serve una svolta anche a noi”
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India. Tomaso prende carta e penna e scrive una lettera indirizzata agli amici italiani e a tutti quelli che sostengono la battaglia che il ragazzo ingauno, insieme all’amica Elisabetta, sta portando avanti per difendersi dall’accusa di omicidio. Non è ancora a conoscenza della concessione della libertà su cauzione ai due marò accusati di aver ucciso due pescatori locali in una operazione antipirateria a difesa dela petroliera Enrica Lexie. E’ la mamma a precisarlo, commentando lei stessa la notizia.

“Sono sicuramente contenta di questa svolta positiva nel caso del Kerala, ma non posso fare a meno di pensare che se ci fosse stato lo stesso impegno da parte delle nostre istituzioni, forse oggi Tomaso potrebbe essere un uomo libero – dice Marina Maurizio – Certo è che a queste condizioni la mia famiglia e quella di Elisabetta Boncompagni non avrebbero potuto sostenere un onere economico così elevato e con immenso rammarico avremmo dovuto rinunciare al beneficio. Naturalmente ogni evento ha il suo evolversi e sono sicura che sull’onda di questi risultati positivi ci sarà anche per noi una svolta”.

Intanto, la lettera di Tomaso, che scrive dall’afoso carcere di Varanasi, arriva via Facebook a tutti gli amici che, in questi mesi hanno “alzato la voce” in difesa dei due giovani italiani.

Eccola: “Amici, è da tanto troppo tempo che non mi faccio sentire e non vorrei che interpretaste questo silenzio in maniera errata…magari pensando che piano piano io ed Elisabetta stiamo mollando la presa, che ci stiamo rassegnando o arrendendo. A dire il vero sono certo che non pensate queste cose, so che mia mamma, con la quale sono in contatto via lettera tutte le settimane, vi aggiorna e vi rassicura sulle nostre condizioni, ma penso sia giusto “battere un colpo”, farvi sapere ancora una volta che stiamo bene, che siamo vivi e vegeti e soprattutto combattivi, pronti , ancora una volta, ad affrontare il processo di Appello, che siamo sicuri metterà finalmente fine a questa triste ed ingiusta storia che stiamo vivendo. Riceviamo ogni mese un pacco con giornali, libri e le stampe del Gruppo di Facebook,siamo quindi aggiornatissimi su tutte le vostre continue iniziative e proposte di sostegno e solidarietà oltre che sulle vicende italiane ed internazionali che direttamente od indirettamente coinvolgono tutti noi, prima tra tutte quella dei marò, che ha aperto parecchi ed interessanti dibattiti”.

“Ammetto di aver provato un po’ di amarezza, non troppa perché comunque me l’aspettavo, nel vedere la reazione decisa del nostro Stato a difesa dei due marò, non perché abbia qualcosa di particolare contro di loro, anzi spero con tutto il cuore che si trovi al più presto una soluzione favorevole per tutti, come è già successo per il rapimento di Claudio e Paolo nello Stato dell’Odisha, e che Massimiliano e Salvatore possano tornare al più presto dalle loro famiglie, più che altro per il fatto che se una tale reazione ci fosse stata anche il giorno del nostro ingiusto arresto forse oggi non sarei qua a scrivere questa lettera, dopo ottocentotrentasette giorni, Calà correggimi se sbaglio, di galera. Dico questo a prescindere dai pochi risultati che fino ad oggi i nostri diplomatici hanno ottenuto e che comunque ci stanno sostenendo sin dai primi giorni di questa brutta avventura”.

“Ci tenevo inoltre ad informarvi del fatto che, sull’onda delle polemiche relative alla disparità di trattamento ricevute da noi ed i marò, ci è stata offerta dal nuovo Direttore del carcere la possibilità di avere del cibo non vegetariano (pollo) e delle bottiglie di acqua minerale, offerta che io ed Elisabetta abbiamo gentilmente declinato. Non è che siamo diventati vegetariani, anzi, chi mi conosce sa che sarebbe una cosa quasi impossibile, ma più che altro perché ci siamo integrati al meglio in una realtà tanto diversa dalla nostra quanto difficile, e di questo ne siamo entrambi particolarmente orgogliosi, ed il ricevere tali benefici ora, dopo più di ventisette mesi, ci avrebbe creato più noie che piaceri all’interno della comunità carceraria. Poi, sinceramente, non è del pollo che abbiamo bisogno, bensì di un processo di Appello giusto ed in tempi brevi”.

“Come penso sappiate, da quando ci hanno ingiustamente condannato all’ergastolo (anche se non viviamo assolutamente con questo peso addosso) non mi sono più tagliato la barba, così tutte le mattine quando mi guardo allo specchio, mi rendo conto ‘fisicamente’ del tempo che passa lento ma inesorabile….non è ancora molto lunga, arriva giusto alla base del collo…beh non vorrei proprio ritrovarmela un giorno che mi tocca l’ombelico! Voi nel frattempo, mentre la barba cresce, continuate così. Non avete idea di quanto sia fiero ed orgoglioso, nonostante i tantissimi tempi morti e le infinite attese(vedi quei tre mesi scandalosi per il rifiuto della libertà su cauzione) continuate imperterriti ad ‘alzare la voce’ a far conoscere la nostra storia di sofferenza ed ingiustizia con una costanza ed un entusiasmo che mi lasciano senza parole. Ce la faremo, ne sono convinto da sempre ed oggi più che mai che quando finalmente quel giorno arriverà….beh forse è meglio non pensarci troppo, ma sarà un gran bel casino!”.

Tomaso Bruno, insieme all’amica torinese Elisabetta Boncompagni, è rinchiuso da più di due anni nel carcere di Varanasi con l’accusa di aver ucciso il proprio compagno di viaggio Francesco Montis nel corso di una vacanza in India. Un omicidio che, secondo l’accusa, sarebbe a sfondo passionale. Per la difesa si tratterebbe invece di morte per cause naturali.

Redazione
31 Maggio 2012 alle 8:14
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