
Pietra L. Presso l’Unità Spinale Unipolare di Pietra Ligure, diretta dal dottor Antonino Massone, da sempre si curano le disfunzioni neurologiche della vescica, ma da qualche mese alcuni casi selezionati vengono trattati con una tecnica rivoluzionaria e di assoluta avanguardia.
Infatti oltre alle terapie farmacologiche tradizionali ed alla tossina botulinica infiltrata direttamente nella muscolatura vescicale per via endoscopica, si pratica con successo la neuromodulazione sacrale grazie alla collaudata collaborazione con la Struttura complessa di Terapia Antalgica diretta dal dottor Marco Bertolotto.
La Neuromodulazione sacrale può migliorare la qualità di vita, eliminando o riducendo notevolmente i sintomi di vescica iperattiva (incontinenza da urgenza e sindrome urgenza-frequenza), ritenzione urinaria, incontinenza fecale e stitichezza.
Il dottor Massone, direttore dell’Unità Spinale, spiega che la neuromodulazione sacrale è una terapia che agisce a livello nervoso, per ripristinare il corretto funzionamento dell’apparato urinario inferiore (vescica e sfinteri) e dell’intestino (retto e ano). La terapia è erogata da un piccolo neurostimolatore, simile ad pacemaker, collegato ad un elettrodo. Prima di eseguire l’intervento, il paziente è sottoposto ad un semplice test che mostra i reali benefici della terapia: solo in caso di esito positivo del test, viene collegato lo stimolatore.
Il dottor Casti, medico della S.C. Terapia del Dolore, sottolinea che il neurostimolatore è un dispositivo interno, che viene inserito sotto cute con una piccola incisione in anestesia locale. Solitamente viene messo a livello della natica, in una posizione che non è avvertita dal paziente e non visibile dall’esterno. Talvolta può essere messo nella parte inferiore dell’addome, ad esempio in pazienti su sedia a rotelle. L’intervento è semplice e in anestesia locale, e può richiedere un giorno di ricovero. Tutto il sistema è rimovibile e la terapia è completamente reversibile.
Il dottor Roberto Sergi, responsabile dell’ambulatorio di videourodinamica dell’Unità Spinale e che segue direttamente i pazienti con questa problematica per tutto l’iter diagnostico-terapeutico, sottolinea che l’azione della neuromodulazione sacrale è quella di ripristinare il normale funzionamento. Nel caso di ritenzione urinaria, dovuta ad una vescica ipocontrattile o ad una iperattività dello sfintere, la stimolazione del nervo sacrale fa si che la vescica possa ricominciare a contrarsi e gli sfinteri a rilassarsi. Nel caso contrario di vescica iperattiva, che porta a episodi di incontinenza, la stessa stimolazione tende ad inibirla e permette al paziente una normale continenza. La stessa cosa avviene per il retto e l’ano, fornendo al paziente un’autonomia pressochè normale. Il test iniziale serve a vedere se la terapia funziona: al paziente viene messo uno stimolatore esterno temporaneo, che simula la reale terapia, e che mostra i risultati. Non comporta conseguenze o effetti secondari.
Conclude il dottor Massone: “Gli impulsi che lo stimolatore eroga sono molto leggeri, generalmente non avvertiti dal paziente, che è dotato di un apposito telecomando per aumentare o diminuire l’intensità, e per accendere e spegnere lo stimolatore. La terapia è comunque totalmente reversibile e il sistema è completamente rimovibile con un piccolo intervento in anestesia locale. Ricorda inoltre che il neurostimolatore funziona a batteria ed è sigillata all’interno del neurostimolatore; quando si esaurisce deve essere sostituito tutto lo stimolatore, ogni 3-4 anni circa. L’intervento dura pochi minuti e viene eseguito in anestesia locale”.