
Albenga. Sono interviste che si fanno tra stanzoni e scrivanie vuote, lacrime agli occhi e fazzoletto in mano. E’ qui, nelle piccole aziende di famiglia, che la crisi si tocca con mano: qui a fare male non sono solo i freddi numeri che attestano cali di profitti ormai letali, ma anche e soprattutto parole e ricordi che riecheggiano tra uffici e magazzini non più operativi.
“Sa cosa mi diceva sempre mio padre? Se ti manca qualcosa, compratela”: Mauro Sanzone si è sentito spesso ripetere quella frase da quando, nel 1955, all’età di 21 anni, ha iniziato a lavorare al fianco di papà Emilio, prima come autista di camion (“allora si scaricava la merce a mani nude, mica come adesso” tiene a sottolineare con un’energia vitale che fa dimenticare i suoi 78 anni), e poi come rappresentante, per diventare infine presidente di una delle realtà più importanti dell’Albenganese. “L’insegnamento è che bisogna rimboccarsi le maniche perché nessuno ti regala niente: e purtroppo io lo so bene”, aggiunge con un sorriso amaro l’imprenditore.
La Sanzone Spa è nata nel 1924 ed è la 902esima azienda iscritta alla Camera di Commercio di Savona. Un’azienda che, nata “in miniatura” ad Alassio, ha conosciuto il boom negli anni Sessanta quando si è trasferita in Regione Rapalline, a Campochiesa d’Albenga. “In questo piazzale, ogni giorno, arrivavano 5 o 6 autotreni a caricare merce ed io, a partire dalle 7 di mattina, ero sempre qui per controllare che tutto fosse organizzato al meglio. Ero il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Ma non può capire quale e quanta fosse la soddisfazione di sentire i colleghi che dicevano di aver visto i miei camion in giro per la Liguria, da Genova a Ventimiglia”, dice commosso e orgoglioso il signor Mauro.
Oggi quel piazzale rimane vuoto e il futuro appeso alla decisione del tribunale sull’ammissione della proposta di concordato depositata lo scorso 20 marzo. Il tutto per evitare il fallimento, e nella speranza che qualcuno si faccia avanti per l’acquisto o affitto dei 13 mila mq di capannoni (o di parte di essi) dedicati alla produzione di articoli igienico sanitari, materiali per impianti di riscaldamento e condizionamento, mobili e piastrelle per l’arredamento del bagno e rivestimenti in genere. Si è anche parlato di un colosso come Ikea interessato a quelle aree, ma al momento le ipotetiche trattative con terzi sarebbero in stand by.
“Per me è un colpo al cuore vedere questi uffici vuoti” racconta il signor Mauro facendoci visitare la sua azienda, e accendendo luci per illuminare stanze che accumulano polvere e scatoloni. “Guardi qui – dice mostrando una sala congressi da 90 posti a sedere – Una location per riunioni e promozioni alle quali invitavamo i clienti, e una voglia di fare e di crescere che sentivamo addosso. E’ per questo che, anche quando gli affari hanno iniziato ad andare male, e parlo di due anni fa, ho deciso comunque di tenere a libro paga 40 persone. Eravamo una famiglia: qui lavoravano non solo i miei tre figli, ma anche gli ‘eredi’ dei miei dipendenti, con una sorta di ricambio generazionale che ci faceva sentire uniti. Di licenziare non volevo nemmeno sentir parlare e così facendo, in quei due anni, mi sono mangiato il capitale netto dell’azienda. Ma non me ne pento”.
Dagli oltre 18 milioni di fatturato del 2007, la Sanzone Spa è passata a poco più di 4 milioni del 2011 (il crollo si è registrato in particolare a partire dal 2009; la messa in liquidazione è datata 11 agosto 2011) mentre dei 40 dipendenti, oggi, ne rimangono 28 in cassa integrazione. “Ogni mese vengono a firmare e per me è un dolore immenso. L’unica cosa che mi consola è quella di avere la coscienza tranquilla e di aver sempre agito per il bene della mia società e di chi ci lavorava. Forse solo con i miei figli, Roberta Marco e Fabio, sono stato un po’ accentratore e ‘padre padrone’, almeno in azienda, ma la realtà è che era la mia vita. Anche oggi non riesco a staccarmene: vengo tutti i giorni in ufficio come se fossimo ancora operativi”.
“Ho dei bellissimi ricordi, quelli dei cantieri in opera, delle soddisfazioni legate all’ottenimento degli ordini per grosse forniture, da Loano 2 Village all’Hotel Diana di Alassio fino all’ultima per il nuovo ospedale di Albenga. Risultati importanti, che non avrei ottenuto senza il sostegno di mia moglie Fulvia, bergamasca doc e grande ‘motivatrice’. Il rimpianto è quello di non aver potuto dare un futuro ai miei figli e ai mie quattro nipoti. ‘Se vi manca qualcosa, compratevela’, dirò loro. Certo, avrei preferito offrire loro tutto su un piatto d’argento”, conclude Mauro.