
Alassio. Il presidente regionale Burlando, oggi nella città del Muretto per la consegna dei diplomi agli imprenditori turistici del corso “Welcome you are in Liguria”, ha visitato il centro Alassio Salute. Un’occasione per tornare a parlare del progetto “Le medicine di gruppo come centri di responsabilità aziendale”, che gli uffici di via Fieschi vogliono rendere efficace e operativo.
“Abbiamo aderito alla richiesta di trasformare questi luoghi in centri di sanità pubblica, potenziandoli, ancorché gestiti da professionisti di medicina generale. Abbiamo deliberato molto rapidamente questa fase sperimentale. Guardo con favore a questo tipo di iniziative, anche per fare qualcosa in più” ha sottolineato Burlando.
Insieme al governatore regionale c’erano il dottor Francesco Bogliolo, ideatore del progetto pilota Alassio Salute, e il sindaco di Laigueglia, Franco Maglione. E proprio nel borgo laiguegliese aprirà un centro salute: in quella occasione, all’inaugurazione, sarà presente lo stato maggiore della sanità ligure. Una conferma della volontà, da parte dell’esecutivo regionale, di procedere sul dimensionamento istituzionale delle medicine di gruppo.
In base alla recente delibera della giunta regionale, infatti, le medicine di gruppo si arricchiscono di nuovi percorsi di cura e diventano centri di riferimento del sistema sanitario. Inizialmente il proposito è di promuovere specifici programmi di assistenza nel campo della medicina generale e in particolare delle patologie croniche come il diabete o lo scompenso cardiaco. I sette centri salute collocati a Alassio, Albenga, Loano, Pietra Ligure, Finale Ligure, Savona e Cairo Montenotte diventano centri di riferimento del sistema sanitario aziendale e garantiscono un orario di 12 ore al giorno su sette giorni.
L’obiettivo è di far fare un salto alla sperimentazione dell’assistenza, garantire una risposta ai bisogni di salute dei cittadini, evitando così un uso improprio dei pronto soccorso. E’ il primo esempio di trasferimento di funzioni dall’ospedale al territorio attraverso l’applicazione di percorsi diagnostici terapeutici condivisi e una presa in carico concreta del paziente, affetto dalle patologie croniche più rilevanti.
La Regione ha invitato le altre Asl a seguire l’esempio savonese, ampliando su tutto il territorio ambulatori di continuità assistenziale e dando vita a nuovi modelli di gestione, che possano anche comportare sensibili risparmi in termini di bilancio sanitario regionale.