
Villanova d’Albenga. Liti tra vicini di casa: spesso infinite, e senza soluzione. E’ il caso dei due dirimpettai villanovesi V.C., originario di Albenga e proprietario di un ristorante (ormai chiuso) in un vicolo del centro storico di Villanova e I.M. che abita proprio di fronte all’ingresso dell’esercizio commerciale.
L’antagonismo, a suon di insulti e denunce, è iniziato nel 2003 con I.M. che, mal tollerando il vocìo degli avventori del locale che, a fine serata, passavano davanti all’ingresso della sua abitazione, non perde occasione per manifestare il proprio disagio. La situazione precipita la notte del 10 agosto del 2003 quando la signora (assistita dall’avvocato Nazzareno Siccardi) sostiene di aver sentito, dalla propria camera, il rumore di vetri infranti e di essersi precipitata per strada, insieme alla figlia, sorprendendo V.C. intento a rompere il finestrino dell’auto della sua rivale. Di qui la decisione di nascondersi per paura, come avrebbe sostenuto in aula, di qualche “reazione violenta” per poi provvedere, nei giorni seguenti, a denunciare il suo dirimpettaio per danneggiamento aggravato.
Ci sono volute ben dodici udienze per cercare di arrivare a capo di una vicenda in cui i protagonisti hanno dato versioni totalmente differenti e entrambe prive di riscontri oggettivi. Il risultato è un nulla di fatto con il giudice che oggi ha pronunciato sentenza a non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato. L’imputato (difeso dagli avvocati Alessandro Chirivì e Francesco Gerini) ha sempre raccontato di aver chiuso il locale e, accompagnato da un amico, di essersi diretto verso la propria macchina notando i vetri infranti del mezzo parcheggiato nella stessa piazza, ma respingendo al mittente qualsiasi accusa.
Il processo si è aperto nel 2006 davanti al giudice di pace di Albenga Tindaro Taranto ma, tra colpi di scena, testimonianze totalmente contrastanti e richieste di prove ulteriori da parte del giudice V.C. riesce a scamparla: il reato infatti si è prescritto nel dicembre 2011.