
Ponente. Il tribunale di Imperia ha incaricato lo studio Ciccarelli di Genova di effettuare la trascrizione delle intercettazioni telefoniche al processo contro due immigrati albanesi arrestati, nel luglio 2011, dai carabinieri con l’accusa di usura ed estorsione. Si tratta di: Dritan Idrizaj, 34 anni, gestore di esercizi di ristorazione e di una nota pizzeria a Pietra Ligure, e Lek Bibaj, 42 anni imprenditore edile residente a Loano.
Nell’ambito della stessa operazione, inoltre, vennero denunciati: Lulezim Talka, 34 anni e Pavlin Bibaj, 29anni operaio edile. Secondo il pubblico ministero Amria Antonia Di Lazzaro, Dritan Idrizaj, che ha chiesto di patteggiare una pena a 3 anni e 8 mesi di reclusione, sarebbe stato la mente di un’organizzazione criminale dedita a “soccorrere” a Imperia e Diano Marina esercenti in difficoltà con l’obiettivo di estorcere loro, tramite minacce, ingenti somme di denaro. Il processo è stato, dunque, aggiornato, al prossimo 26 giugno.
Per quasi due anni i carabinieri hanno raccolto prove ed elementi a carico dei quattro albanesi che avevano organizzato nell’imperiese e nell’albenganese una tecnica ben oliata per avvicinare e poi ‘strangolare’ economicamente piccoli e medi imprenditori. Dritan Idrizaj, probabilmente il ‘cervello’, complice anche un aspetto gentile e apparentemente innocuo ed il fatto di essere egli stesso un imprenditore, avvicinava con modi amichevoli le vittime che sapeva in difficoltà economiche, proponendo loro di aiutarli con piccole somme di denaro (da qualche centinaio a qualche migliaio di euro), che avrebbero poi restituito con comodo.
Sfortunatamente, spesso, brutte situazioni non fanno altro che peggiorare e, quando la necessità di liquidità da parte dell’imprenditore diventava maggiore, allora i quattro mostravano il loro vero volto di strozzini. Almeno cinque le loro vittime, anche se si teme possano essere anche di più.
Tra questi un noto ristoratore del dianese, titolare di tre locali, il quale aveva in passato assunto come dipendente Idrizaj, che si era dimostrato un collaboratore valido e apparentemente affidabile. Per questa ragione, quando nel 2006 si era trovato in difficoltà economica, l’imprenditore non aveva esitato ad accettare un aiuto dal suo dipendente e ad indebitarsi sempre di più nei suoi confronti. Da poche migliaia, la somma dovuta agli usurai era salita a 250 mila euro. A questo punto era cominciato l’incubo dell’imprenditore che, dietro minacce sempre più pressanti, ha dovuto restituire ben 600 mila euro e cedere ai criminali la proprietà di due dei suoi tre locali.