
Albenga. Si è chiuso questa mattina, davanti al gup Edoardo Colamartino, con sei condanne, il processo per l’operazione antidroga dei carabinieri “Last Blow”, che il 20 agosto 2011 portò in carcere otto persone accusate di un giro di spaccio che aveva come base il salone di bellezza “Artemia”, di via De Marchi, ad Imperia.
Alla scorsa udienza c’era stata la requisitoria del pubblico ministero Alessandro Bogliolo, che si era chiusa con la richiesta di sei condanne. Sono stati così condannati: Giuseppe Seminerio, 30 anni, palermitano di origine, ma residente ad Imperia (7 anni, 1 mese e 10 giorni e 28 mila euro di multa); Silvio Credaro, 30 anni, imperiese (6 anni e 25.600 euro di multa); Maurizio Milea, 41 anni, manovale imperiese (4 anni e 10 mesi e 22mila euro); Alessandro Malaspina, 39 anni, agricoltore di Dolcedo (4 anni e 10 mesi e 20 mila euro); Massimo Drago, 40 anni, di Chiusavecchia (1 anni e 20 giorni e 2.100 euro) ed Elisabetta Murrai (quest’ultima ha patteggiato 3 anni e 4 mesi).
L’indagine partì, nel febbraio 2010, quando i carabinieri notarono un insolito viavai intorno al salone di bellezza, di proprietà di Seminerio. In particolare, tante persone che entravano nell’attività commerciale e ne uscivano, pochi minuti dopo, senza mostrare i segni di alcun intervento estetico. La successiva attività di osservazione permise, poi, di legare il nome di Seminerio a quello di Credaro. I due, talvolta insieme, a volte da soli, erano soliti recarsi spesso ad Albenga, anche quattro volte nella stessa serata, dove andavano a rifornirsi di cocaina da due marocchini, anche loro arrestati. Poi, tornavano a Imperia per rivendere la droga nel centro estetico oppure la consegnavano al domicilio di alcuni consumatori o piccoli spacciatori che a loro volta la rivendevano.
Fra questi Milea, che oltre a spacciare la cocaina di Seminerio e Credaro, si riforniva di eroina da Malaspina. Nel corso dell’indagine, peraltro, è emerso che il duo Seminario-Credaro, per far fronte alle numerose richieste di stupefacente, talvolta si approvvigionavano anche da due albanesi, arrestati dai carabinieri, nel marzo 2010, con 35 grammi di cocaina.
Il nome di Seminerio era già emerso nelle indagini condotte fra il 2006 ed il 2008 quando, con le operazioni “Filo d’Arianna” e “Beautiful Life”, che portarono, rispettivamente, a 22 e 7 arresti, i carabinieri sgominarono un’altra organizzazione dedita allo spaccio di cocaina.
All’epoca, però, il suo nome risultava fra i consumatori dello stupefacente: il vuoto venutosi a creare sul lato dell'”offerta” con gli arresti precedenti deve averlo spinto a cercare di colmare questa assenza inducendolo a trasformarsi da mero consumatore in spacciatore. Con non molta fortuna, visto non solo l’esito giudiziario, ma anche il fatto che da qualche mese era rientrato nella natìa Lercara Friddi, dove aveva aperto un esercizio di parrucchiere, costretto, pare, da un po’ troppi debiti insoluti nel giro dello stupefacente.