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Savona, rapporto Caritas: più difficile uscire dalle povertà, preoccupa la crisi industriale e di lavoro

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Savona, rapporto Caritas: più difficile uscire dalle povertà, preoccupa la crisi industriale e di lavoro
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Savona. Presso il salone della Curia, don Adolfo Macchioli direttore della Caritas Diocesana e Maurizio Raineri presidente della fondazione Comunitàservizi, hanno presentato i dati 2011 relativi alla situazione di povertà del territorio savonese. I dati sono raccolti dai centri di ascolto presenti in Diocesi e dai vari servizi (mensa, casa di accoglienza notturna, laboratorio di avviamento al lavoro) gestiti da Comunitàservizi.

“Il 2011 è stato un anno in cui abbiamo registrato una situazione sostanzialmente immutata nelle richieste di aiuto e nelle erogazioni di servizi. Diversi fenomeni hanno “stabilizzato” il dato: occorre vedere in profondità e al di là del dato stesso i motivi profondi – si legge nel rapporto -. I Centri di Ascolto presenti in Diocesi, complessivamente otto, hanno incontrato 2.170 persone che, su un territorio di quasi 150.000 abitanti, rappresentano l’1,5% della popolazione residente. Queste persone hanno effettuato circa 9.500 passaggi ossia il 15% in meno rispetto al 2010. Nelle parrocchie si rivolgono per lo più persone straniere (76%), mentre nel Centro Ascolto diocesano gli italiani rappresentano il 45%: complessivamente rispetto al 2010 non abbiamo grosse variazioni. La persone straniere cha hanno chiesto un aiuto provengono dai “soliti” paesi (Ucraina, Albania, Romania, Marocco ed Ecuador), anche se, rispetto all’anno precedente, si registra un significativo calo di afflusso dall’Ucraina (-27,1%) e dall’Ecuador (-13,4%)”.

Quanto alla situazione profughi: “Lo scorso anno sono stati accolti sul nostro territorio circa 250 profughi provenienti dalla Libia, ma appartenenti ad altre nazionalità del continente Africano. Di questi, 18 sono stati ospitati presso le nostre strutture, anche se hanno usufruito dei nostri servizi (ad es. la Mensa e la casa di accoglienza notturna) un centinaio di profughi che hanno transitato nel nostro territorio nel periodo da Aprile a Settembre. Insieme con la Prefettura, il Comune di Savona, la Croce Rossa e le altre realtà presenti sul territorio abbiamo dovuto far fronte a situazioni a volte drammatiche, accompagnate anche da inevitabili tensioni e disagi” sottolinea il rapporto 2011.

“I Centri di Ascolto delle parrocchie hanno erogato 6737 pacchi viveri pari a circa 40 tonnellate di cibo, mentre la Mensa di Fraternità ha erogato 4061 pacchi viveri e 34.643 pasti. Se dovessimo calcolare il numero di pasti complessivo avremmo un dato che si assesta intorno agli 83.000, circa il 2% in più rispetto al 2010. In effetti non aumentano le erogazioni perché siamo praticamente al limite delle nostre possibilità di offrire pasti caldi, garantendo un accoglienza degna di questo nome. Le nostre case accoglienza sono state praticamente sempre piene offrendo complessivamente circa 8455 notti: aumenta in maniera consistente la richiesta femminile sino a saturare la nostra capacità di accoglienza, mentre è ancora insufficiente la risposta maschile. Ai nostri 10 posti di accoglienza di emergenza sono stati aggiunti 10 posti offerti dalla Croce Rossa Italiana in collaborazione con il Comune di Savona e con le nostre strutture”.

“Di fronte alla continua richiesta di sostegno economico abbiamo erogato circa € 85.000 a fondo perduto, € 30.000 per prestiti non onerosi e € 112.000 come anticipo di erogazioni dei Comuni e alla Fondazione Anti Usura (di cui 5.500 al FAU). Gli otto Centri di Ascolto sparsi sul territorio della Diocesi hanno erogato contributi per circa 100.000 euro come sostegno per affitti, bollette, spese sanitarie e alimentari”.

Per Caritas diocesano e Comunitàservizi, se i dati non sono invariati, diventa sempre più complesso uscire dalla soglia di povertà e la pesante crisi industriale e occupazionale presente nel savonese non aiuterà ad alleviare la situazione, con la conseguente necessità di nuovi interventi, anche più strutturali: “Oggi chi è nel “circuito” della povertà non riesce ad uscirne e sempre maggiori porzioni di popolazione rischiano di entrarci. Il nostro dato rivela un lungo accompagnamento di situazioni che persistono per anni, a volte in maniera sempre più cronica. La novità è che la povertà rischia di diventare una condizione permanente.
Due sottolineature. Di fronte alla maggiore indisponibilità degli istituti di credito a concedere prestiti e mutui, alla diminuzione dei salari e alla difficile ricollocazione nel mondo del lavoro, alle piccole e medie pensioni, il mercato della casa, almeno per quanto concerne gli affitti, non ha subito grosse oscillazioni, anzi si assesta al rialzo. La maggior parte delle richieste è per sanare situazioni importanti di morosità o per evitare sfratti ormai imminenti. Esiste una alternativa al fallimento appena vissuto?”.

“La deindustrializzazione del nostro territorio pone in evidenza il rapporto tra lavoro e ricchezza. Il lavoro inteso come strumento perché il profitto aziendale possa aumentare in maniera consistente, non produce investimento sul lavoro e genera beneficio nelle mani di poche persone. Questo modello sta portando sempre più alla perdita, in termini di competitività, rispetto ad altre realtà o Paesi dove il lavoro non solo costa meno, ma è qualitativamente differente, in termini di crescita professionale, in termini di acquisizioni di diritti. Quale modello di sviluppo occupazionale possiamo pensare per il nostro territorio non solo come numero di posti di lavoro, ma anche come effettivo sviluppo – e quindi ridistribuzione della ricchezza in tutte le sue dimensioni – per tutte le componenti della realtà lavorativa?”.

“Accanto a queste grandi tematiche, che riguardano però da vicino le nostre famiglie e i singoli che versano in condizioni di povertà, non può non colpire la schizofrenia di una società che sta in coda per un telefono da 500 euro, che fatica a trovare sobrietà nello stile di vita, a distinguere tra il necessario e il superfluo nella gestione del bilancio familiare, nel modo di educare e accompagnare i figli. Non si tratta di fare i moralisti, ma di cercare di evitare di restare intrappolati in mentalità che promettono felicità e impoveriscono, non solo di denaro, le nostre esistenze” conclude il rapporto.

Redazione
4 Aprile 2012 alle 13:43
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