
Savona. Hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Rahmi Totraku, 27 anni, Muka Latif, 36, e Joni Albert, 28, i tre albanesi arrestati l’altra notte dopo aver messo a segno un furto in una villa in via Aspera a Varazze, stamattina si sono presentati davanti al giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi per l’interrogatorio di convalida ed hanno quindi deciso di fare scena muta.
I tre, che in tribunale erano accompagnati dai loro legali (l’avvocato Tiziano Gandolfo per Latif, l’avvocato Silvana Bianchi per Totranku e l’avvocato Luca Siccardi per Albert), per ora restano in carcere: il gip ha infatti convalidato l’arresto e confermato la misura di custodia cautelare.
Secondo l’accusa, oltre al colpo nella villa di Varazze, gli arrestati avrebbero messo a segno altri furti in abitazione: in tutto gliene vengono contestati diciotto avvenuti negli ultimi mesi nel Savonese (tra Albenga, Andora, Albisola Superiore, Pietra Ligure, Celle Ligure, Varazze) ed anche nella provincia di Imperia (a Diano Marina).
Da quanto trapelato sembra che il “modus operandi” degli albanesi fosse sempre lo stesso: agivano di notte, solitamente quando le case erano vuote oppure mentre i proprietari dormivano e, soprattutto, agivano quasi sempre nelle abitazioni in prossimità dell’autostrada per agevolare la loro fuga. Secondo gli inquirenti infatti i ladri agivano passando dalle piazzole dell’autostrada: scavalcavano le recinzioni e, una volta messo a segno il colpo, tornavano all’auto e si allontanavano a grande velocità.
Proprio come, probabilmente, hanno fatto l’altra sera in via Aspera (che passa proprio sotto l’A10) prima di essere presi dai carabinieri in piazza del Popolo a Savona. Sull’auto degli albanesi i militari avevano ritrovato quasi tutta la refurtiva (mancava un orologio) presa a Varazze tra cui un telefonino cellulare e un portafoglio con i soldi (circa quattrocento euro).