
Savona. E’ tornato in libertà, con l’obbligo di dimora a Savona, Nikolli Sefedin, 20 anni, l’ultimo degli albanesi arrestati nell’ambito dell’indagine su una serie di furti in abitazioni del Savonese. Il giovane questa mattina è stato interrogato dal gip Fiorenza Giorgi che, dopo averlo ascoltato, ha deciso per la scarcerazione.
Sefedin, assistito dall’avvocato Paolo Frank di Genova, ha risposto alle domande del giudice ammettendo le sue responsabilità, così come gli veniva contestato, solamente in uno dei furti. Il ventenne avrebbe partecipato infatti ad un colpo messo a segno nell’albenganese in compagnia di altri tre connazionali tra cui Rahmi Totraku, 27 anni, e Muka Latif, di 36, due degli altri arrestati nell’inchiesta.
Insieme a Latif e Totraku in manette è finito anche Joni Albert, 28 anni: i tre erano stati arrestati la scorsa settimana dopo aver messo a segno un furto in una villa in via Aspera a Varazze. Dopo di loro erano stati fermati Sefedin, bloccato a Savona, e Altin e Burim Markja, di 29 e 30 anni, che sono stati invece presi a Rimini.
Il gruppo di albanesi è ritenuto responsabile di diversi colpi messi a segno nei mesi scorsi in provincia di Savona. Totraku, Latif e Albert erano stati interrogati la settimana scorsa e avevano scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Secondo l’accusa, oltre al colpo nella villa di Varazze, questi ultimi avrebbero messo a segno altri furti in abitazione: in tutto gliene vengono contestati diciotto avvenuti negli ultimi mesi nel Savonese (tra Albenga, Andora, Albisola Superiore, Pietra Ligure, Celle Ligure, Varazze) ed anche nella provincia di Imperia (a Diano Marina).
Da quanto trapelato sembra che il “modus operandi” degli albanesi fosse sempre lo stesso: agivano di notte, solitamente quando le case erano vuote oppure mentre i proprietari dormivano e, soprattutto, agivano quasi sempre nelle abitazioni in prossimità dell’autostrada per agevolare la loro fuga. Secondo gli inquirenti infatti i ladri agivano passando dalle piazzole dell’autostrada: scavalcavano le recinzioni e, una volta messo a segno il colpo, tornavano all’auto e si allontanavano a grande velocità.
Proprio come, probabilmente, avevano fatto l’altra sera in via Aspera (che passa proprio sotto l’A10) prima di essere presi dai carabinieri in piazza del Popolo a Savona. Sull’auto degli albanesi i militari avevano ritrovato quasi tutta la refurtiva (mancava un orologio) presa a Varazze tra cui un telefonino cellulare e un portafoglio con i soldi (circa quattrocento euro).