
Savona. La vicenda risale al luglio 2010 e riguarda un giro di hashish e marijuana venduta e consumata tra gli studenti savonesi e che farebbe capo a tre giovanissimi.
Tra questi, la 22enne Carlotta Zoppellari sulla quale pendono le accuse di rapina, spaccio e tentata estorsione (tutte in concorso). Insieme a lei, a finire dei guai, sono stati Paolo Bosco e Maurizio Di Muro. I tre erano stati colpiti da un’ordinanza di custodia cautelare (Bosco in carcere, gli altri due ai domiciliari) nell’ambito di un’indagine della polizia sullo spaccio tra gli studenti savonesi.
A Carlotta Zoppellari (assistita dagli avvocati Roberto Suffia e Anna Maria Pirrone) e Paolo Bosco, all’epoca dell’arresto suo fidanzato, oltre alle accuse di spaccio, era stato contestato anche un episodio di rapina e di tentata estorsione ai danni di un diciassettenne savonese, al quale avrebbero preso il motorino. A Di Muro, oltre agli episodi di spaccio, veniva invece contestata l’accusa di ricettazione di quello scooter (che lui avrebbe portato da Savona al Santuario).
Ieri mattina in tribunale si è aperto il processo a carico della Zoppellari (gli altri due sono stati giudicati separatamente): in aula hanno sfilato diversi testimoni tra cui uno degli ispettori che si occuparono delle indagini ed alcuni dei ragazzi coinvolti nella vicenda, tra cui lo stesso Di Muro ed il ragazzo al quale venne preso il motorino. Di Muro (che per questa storia aveva patteggiato 16 mesi di reclusione) ha confermato che era solito rifornirsi di hashish da Bosco (“Compravo da lui, da circa un anno, dieci grammi di droga a settimana”) e che spesso la fumavano insieme, anche in compagnia della fidanzata dell’amico. Sulla vicenda del motorino Di Muro si è limitato a dire che Bosco gli aveva chiesto il favore di portarlo fino al Santuario e così aveva fatto, ma non sapeva molto di più sulla provenienza. Dopo di lui è stato sentito il ragazzo al quale venne sottratto lo scooter: “Non era mio, me l’aveva affidato un mio amico. Ero in via Cava, stavo per partire quando arrivò Carlotta Zoppellari che mi strappò le chiavi dal cruscotto e le consegnò a Bosco” ha raccontato il giovane. “Bosco mi disse solo che se entro 5 giorni il mio amico non saldava il debito per droga che aveva con lui non avrebbe più rivisto lo scooter. Rimasi stupito ma non feci nulla per reagire perché non volevo passare guai”. Prossima udienza il 7 maggio.
L’indagine della squadra mobile aveva avuto inizio nel settembre scorso dopo l’arresto di un diciassettenne che, nel corso di un controllo antidroga nelle scuole Mazzini di via Oxilia, era stato trovato in possesso di uno spinello e una stagnola con un grammo e mezzo di hashish. Nella sua casa erano poi saltati fuori un panetto di hashish, un bilancino e cellofan. Partendo da lì gli agenti della squadra mobile hanno spostato l’indagine sui possibili fornitori dello studente e settimana dopo settimana i sospetti si sono orientati sulla zona di Santuario, su Bosco e gli altri due giovani.