
Savona. “Termina finalmente dopodomani, giovedì 15 marzo, la caccia di selezione alla femmina di capriolo nella provincia di Savona, iniziata il 1° gennaio scorso”. A parlare così sono i volontari dell’Enpa di Savona che, a poche ore dallo stop per le doppiette, commentano: “Malgrado la richiesta alla Provincia della Protezione Animali, questa discutibile attività non è neppure stata interrotta nelle recenti settimane di eccezionale freddo e neve”.
“I cacciatori, tra cui un noto professionista savonese che se ne è vantato in un bar di Sassello, hanno così avuto la soddisfazione di uccidere animali affamati e debilitati. Il numero di caprioli abbattuti è stato comunque inferiore al consentito, segno evidente che non sono poi così tanti come si vorrebbe far credere. E nei prossimi giorni inizieranno i censimenti, organizzati dalla Provincia di Savona e finalizzati a stabilire il contingente di animali da uccidere nella prossima stagione venatoria” aggiungono dall’associazione animalista savonese.
“Tanto per essere pronti a sparare a nuove prede, si conteranno, oltre a daini e caprioli, anche camosci e mufloni. Ancora una volta noi non parteciperemo alle operazioni, organizzate e validate dall’Università di Genova con il coordinamento del professor Andrea Marsan del DIP.TE.RIS” dicono dall’Enpa che protesta, come per gli anni passati, “perché ritiene non corretto affidare il conteggio dei soggetti agli stessi cacciatori, cioè proprio a coloro che più ne ‘conteranno’, più ne potranno uccidere”.
“Questa caccia di selezione, come quella al cinghiale, non avrà ripercussioni sulla popolazione complessiva delle specie; ma cinghiali, daini e caprioli valgono voti e soldi solo se usati come sanguinario passatempo per i cacciatori; e pazienza se essa, come anche le battute straordinarie al cinghiale ormai giornaliere e tutto l’anno, non ne ridurrà il numero ed i danni alle colture” osservano dalla Protezione Animali.
“Si spiega così come mai gli appelli lanciati da quindici anni dalla Protezione Animali savonese di coinvolgere il mondo scientifico per ricercare metodi di contenimento diversi dal fucile, sistematicamente fallito nel contenere le popolazioni animali, siano ignorati dai politici ed amministratori amici dei cacciatori; riesce più difficile capire l’atteggiamento delle organizzazioni contadine ed agricole, anch’esse favorevoli agli inutili fucili” concludono dall’Enpa.