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Cronaca

Diffamazione, la Casa della Legalità a Melgrati: “Semmai è lui a dover chiedere scusa a noi”

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Diffamazione, la Casa della Legalità a Melgrati: “Semmai è lui a dover chiedere scusa a noi”
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Alassio. La causa per diffamazione intentata dal consigliere regionale Pdl Marco Melgrati contro Christian Abbondanza e la Casa delle Legalità – e che è partita da un video, finito on line, e dal titolo “Alassio, il regno di Melgrati, dove il cemento cola”, in cui si mette in dubbio la trasparenza dell’operato dell’allora sindaco alassino – prosegue al di fuori delle aule dei tribunali con un acceso botta e risposta tra i contendenti.

A lanciare un messaggio diretto ad Abbondanza era stato proprio Melgrati che, a seguito dell’udienza dell’8 marzo scorso, ventilava l’ipotesi di ritirare la propria denuncia nel caso in cui il portavoce della Casa della Legalità gli avesse reso pubbliche scuse. Di qui, la risposta.

“L’udienza che si è tenuta l’8 marzo era un”udienza filtro’ dove quella che è necessaria è la presenza dei legali e del querelante, cioè lui – esordisce Abbondanza in una nota firmata anche dai suoi colleghi Castiglion e D’Agostino – Melgrati, con la sua dichiarazione, dimostra ancora una volta di parlare di cose che non conosce, come purtroppo ci ha abituato ogni qualvolta parli dei molteplici procedimenti penali che lo riguardano. Quindi a ‘brillare per l’assenza’ non è stato certo il presidente della Casa della Legalità”.

“Noi dovremmo chiedere scusa a lui perché il vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Fabio Granata, aveva fatto il suo nome tra gli ‘indegni’ eletti alle ultime elezioni regionali, e che vennero – quindi – riportati sulle pagine nazionali del quotidiano ‘La Repubblica’? Noi abbiamo semplicemente ripreso, nel video e nell’articolo tali informazioni pubbliche e nulla ci siamo inventati. Così come mai abbiamo detto o scritto che sia un iscritto alla massoneria… quindi anche qui: perché scusarci di una cosa che non abbiamo fatto?”.

“I molteplici procedimenti a suo carico, per le vicende edilizie ad Alassio, quando da un lato era sindaco e dall’altro progettista ed architetto, sono una costante presso il Palazzo di Giustizia di Savona – si legge ancora nella nota – Dovremmo scusarci noi se nella sua attività (amministrativa e professionale) vi sono stati molteplici e ripetuti episodi degni dell’azione penale della Procura? Non scherziamo!”.

“Ed ancora: è colpa nostra se il nucleo interforze, coordinato dalla Prefettura, negli accessi antimafia, ha riscontrato problematiche nell’ambito dei lavori di costruzione dello stadio di Alassio? O, ancora, è colpa nostra, se alla segreteria generale del Comune di Alassio è stato chiamato ad operare, dalla sua amministrazione, l’ex segretario e direttore generale del Comune di Gioia Tauro (sciolto perché piegato a garantire gli interessi dei Piromalli), ovvero quel Giuseppe “Pino” Strangi, che negli Atti dell’Antimafia calabrese (SCO e DDA di Reggio Calabria), e non da noi, è indicato come esempio della pratica omertosa? Oppure, è ancora colpa nostra se la DIA di Torino è recentemente andata a far visita agli Uffici Comunali di Alassio per la pratica relativa al Grand Hotel che è stata, senza ombra di dubbio alcuno, un’operazione del Melgrati sindaco?”.

“In ultimo: è colpa nostra se era un assiduo frequentatore delle feste, insieme al pm Alberto Landolfi, presso la villa del notaio Elpidio Valentino, che è risultato, dall’indagine della Squadra Mobile di Savona e della Procura savonese, uno dei principali soggetti che operavano per permettere le illecite condotte di riciclaggio all’organizzazione del boss Antonio Fameli, uomo dei Piromalli legato a Carmelo “Nino” Gullace?”.

“Sulla questione Massoneria – precisano ancora gli esponenti della Casa della Legalità – noi non abbiamo mai, come già ricordato, indicato una partecipazione a tale sodalizio riservato del Melgrati. In merito ad Alassio (non di Melgrati) abbiamo parlato di Massoneria in riferimento ad un dato emerso dalle perquisizioni presso gli stabilimenti balneari, effettuate nell’ambito dell’inchiesta sulle concessioni della società del Comune di Alassio durante l’amministrazione Melgrati, visto e considerato che la Polizia Giudiziaria ha rinvenuto in quegli stabilimenti balneari vari oggetti dei rituali massonici”.

“Suvvia, come abbiamo detto ci vediamo in dibattimento (non all’udienza filtro)… dove sarà nostra cura dimostrare la correttezza di quanto da noi detto, scritto e pubblicato (ivi compreso chiedere di sentire come testimone il vice-presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ad esempio). Quindi: di quale scuse parla nel suo comunicato stampa Melgrati proprio non si capisce. A meno che non intendesse dire che è pronto lui, Marco Melgrati, a chiedere scusa a noi, Casa della Legalità, per averci dato pubblicamente (dal palco della manifestazione “pro” Scajola-Caltagirone del 23 ottobre 2010 ad Imperia) degli ‘squallidi’ ed ‘infami'”.

“In questo caso faccia le scuse pubbliche e dichiari quanto è disposto a donare per le attività antimafia della Casa della Legalità, o, se preferisce, quanto è disponibile a donare al Wwf di Savona che, in questi anni, ha dovuto impegnare molteplici energie per difendere il territorio di Alassio dalle colate di cemento. Noi se vedremo che è sincero, valuteremo se ritirare la querela che abbiamo presentato nei suoi confronti e se possiamo anche accettare la remissione della sua querela nei nostri confronti, evitandogli di perdere in dibattimento”, conclude la nota.

Redazione
12 Marzo 2012 alle 8:25
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