
Savona. Prosegue l’inchiesta della Procura di Savona per la vicenda delle false tessere del Pdl che ruota intorno ad un centinaio di iscrizioni online al partito nelle quali erano stati inseriti i nominativi più disparati, tra i quali quelli del consigliere comunale pd di Savona Reginaldo Vignola (e del figlio). Ieri è stata infatti perquisita l’abitazione di Raffaella Cervetto, la savonese iscritta, insieme al tecnico informatico Danilo Grasso, nel registro degli indagati per questa storia.
L’indagine aveva preso le mosse proprio da un esposto di Vignola, presentato dall’avvocato Marco Russo, che chiedeva di valutare eventuali ipotesi di reato e individuare i possibili responsabili. E così la Procura ha aperto un fascicolo ipotizzando il falso (molti nominativi indicati erano di persone che, da Vignola in poi, non si erano mai sognati di chiedere l’iscrizione al Pdl) e la rivelazione di dati sensibili. Per trovare i responsabili invece si sono messi a lavoro gli uomini della polizia giudiziaria coordinati dal sostituto Chiara Maria Paolucci.
Il primo ad essere interrogato era stato il tecnico informatico Danilo Grasso, che avrebbe materialmente inserito i dati nei moduli online per l’iscrizione, provvedendo anche ai pagamenti elettronici utilizzando una carta postepay. Dal suo interrogatorio sono emersi elementi utili per salire al gradino successivo: se Danilo Grasso infatti ha svolto soltanto un ruolo “tecnico”, chi ha fornito nomi e dati da inserire nei database per l’iscrizione? E così è venuto fuori il nome di Raffaella Cervetto, militante a sua volta iscritta nel registro degli indigati: ieri gli uomini della polizia giudiziaria hanno perquisito la sua abitazione e acquisito la documentazione originale degli “iscritti”.
Nella tarda mattinata la donna è stata invitata a Palazzo di giustizia per firmare il verbale di sequestro. L’interrogatorio vero e proprio, alla presenza del suo legale Paolo Brin, è stato rimandato ai prossimi giorni.