“L’idea che la grande riforma attesa dalla societa’ italiana possa essere quella di un ulteriore forma di precarizzazione selvaggia del mondo del lavoro; l’idea cioe’ che sia sufficiente abbattere cio’ che resta del sistema delle tutele che coinvolge una parte del mondo del lavoro, a me pare francamente un’idea che stride pesantemente con la realta’ di acuta crisi sociale che sta vivendo il nostro Paese.
Quelli che ci invitano ad uscire dal ‘900 ci vogliono portare in una dimensione che non e’ quella
della nostra contemporaneita’, ma e’ semplicemente l’ ‘800. Per questa ragione le battute e gli
annunci del governo Monti sono emblematici di una cultura schiettamente conservatrice. C’è chi sostiene che la modernita’ debba consistere nel silenzio del sindacato, nella permanente ricattabilita’ di chi lavora, e nell’indifferenza della politica alle questioni che riguardano la vita delle persone in carne ed ossa che cercano lavoro o che cercano di non perdere il lavoro che hanno trovato o che cercano di qualificarsi nei processi produttivi.
Se tutto questo viene considerato antiquariato, se i diritti, le tutele, la civilta’ del lavoro vengono considerati antiquariato. Allora la sinistra e lo stesso sindacato non hanno piu’ ragion d’essere. La necessità è quella di rifondare, di ricostruire la democrazia che consenta a tutti di poter partecipare, di potersi sentire protagonista di un processo collettivo democratico. Il punto e’ che la vera casta, che sono le grandi lobby economico-politiche, si stanno battendo per la subordinazione totale e definitiva della politica e della società a questo sistema castale delle grandi lobby”.
Nicola Isetta
Coordinatore Provinciale SEL