
Vado Ligure. “In merito alle notizie di stampa riguardanti la possibilità di fornitura diretta di energia elettrica all’impianto produttivo della Owens Corning Vetrotex di Vado Ligure, Tirreno Power ribadisce che la società ha sempre assicurato la massima disponibilità tecnica ed operativa per soddisfare la richiesta. Tale disponibilità nasce dalla piena consapevolezza del ruolo industriale che Tirreno Power ricopre in un ambito territoriale che in questi anni vive una fase di chiara difficoltà produttiva ed occupazionale”.
Questa la dichiarazione stringata che arriva dagli uffici della centrale vadese chiamata in causa nell’ambito della vicenda che vede l’imminente chiusura dello stabilimento Ocv. Proprio Tirreno Power, nel 2008, era seduta intorno ad un tavolo romano insieme a istituzioni, sindacati e parti interessate allo sviluppo dell’ex Vetrotex, per la stesura di un accordo, primo nel suo genere in Italia, per la fornitura diretta di energia elettrica in modo da abbattere gli ingenti costi energetici che, oggi, hanno portato alla crisi dell’Ocv e all’incubo-disoccupazione per circa 150 persone.
In quella sede si era deciso per un collegamento con un cavo diretto tra Ocv e Tirreno Power per abbattere del 18% le spese legate all’energia. Un accordo importante e che avrebbe avuto bisogno di ulteriori autorizzazioni, anche di tipo legislativo, e che, dicono i sindacati, sarebbero sfumate per il disinteresse delle istituzioni.
A 24 ore dalla protesta dei lavoratori dello stabilimento vadese e dalla bagarre in consiglio comunale con le dure critiche al sindaco Attilio Caviglia – reo, secondo alcuni, di non essersi adoperato per lo sviluppo del territorio – arrivano dunque le dichiarazioni dei vertici della centrale vadese, da tempo nel mirino di molti per il progetto relativo all’ampliamento. Una dichiarazione di intenti che, da sola, non sarà certo in grado di ribaltare una situazione drammatica che vede una realtà del nostro territorio chiudere a causa della concorrenza straniera (e, secondo i sindacati, per colpa dell’inerzia delle istituzioni) ma dalla quale si potrebbe forse tentare di ripartire.