
Vado L. L’esasperazione si taglia col coltello tra i lavoratori della Ocv ad un passo dalla disoccupazione dopo la decisione della multinazionale di chiudere lo stabilimento vadese dove si produce a costi troppo elevati rispetto a quanto accade in altre filiali, in Cina così come in Malesia.
“C’è grande tensione, esiste un vero e proprio pericolo sociale – mette in guardia Fulvio Berruti della Filctem Cgil – E non solo per ciò che concerne i 150 dipendenti della Ocv, ma anche per i ‘colleghi’ di altre realtà in crisi nel bacino vadese”. Un assaggio lo si è avuto proprio ieri in Comune, con fischi, urla e cori d’insulto contro il sindaco Attilio Caviglia che, secondo i lavoratori presenti, sarebbe tra i responsabili del mancato avvio di progetti di sviluppo che potrebbero creare nuovi posti di lavoro: un esempio su tutti, l’ampliamento della Tirreno Power che non convince il primo cittadino per il rischio di impatto ambientale.
Intanto i sindacati hanno organizzato un’assemblea dei lavoratori Ocv per lunedì mattina, in vista dell’incontro del giorno seguente in Provincia con l’assessore Giorgio Sambin e di quello di mercoledì in Regione. “La battaglia è appena cominciata”, assicura Berruti.