
Savona. Dopo l’avvio della pratica del concordato preventivo per il Centro Latte Savona, e in attesa della convocazione dei creditori per il prossimo 9 febbraio, questa mattina lavoratori, sindacati e rappresentanti istituzionali si sono riuniti in Provincia per aprire un tavolo ad hoc per scongiurare il fallimento di un’importante realtà del Savonese. La speranza dei presenti, è di dare nuova linfa alla produzione e trovare imprenditori interessati allo sviluppo dell’azienda garantendo così l’occupazione.
“Dal punto di vista della produzione – spiega Lorenzo Ferraro, segretario Flai Cgil Savona – oggi lo stabilimento viene rifornito di materia prima dall’affittuario del marchio, ossia la centrale del latte di Alessandria, per un totale di materia prima che si aggira fra i 50 e i 200 quintali di latte fresco al giorno, utile per l’approvvigionamento del mercato locale. Dal punto di vista dell’occupazione, è stata attivata la cassa integrazione ordinaria per parte dei lavoratori perchè, avendo dismesso la produzione di latte a lungo conservazione, è chiaro che una percentuale dei dipendenti si trovi già in cassa. Ora bisogna creare le condizioni per riattivare altre produzioni, come di panna e di latte a lunga conservazione”.
“Oggi la centrale ha 35 dipendenti, 15 sono in cassa integrazione. Come vediamo il futuro? In questo momento essere fiduciosi è d’obbligo: auspico che l’intervento istituzioni e di un’eventuale cordata di imprenditori possa essere starda giusta per salvaguardare produzione e occupazione”, conclude Ferraro.
“Stiamo lavorando all’apertura di un tavolo istituzionale – fa sapere l’assessore provinciale Sambin – Siamo disponibili a lavorare affinché questo patrimonio produttivo savonese venga preservato. Ci troviamo in una situazione di agitazione, con impianti quasi completamente la produzione è limitata allo stretto necessario per far funzionare i macchinari. Ora è indispensabile fare il punto della situazione in un tavolo allargato: speriamo che passi il concetto che uno sviluppo della centrale è possibile”.
Rapida la successione degli eventi che hanno prostrato il sito produttivo operativo sin dal 1948. Negli ultimi mesi del 2011 la produzione in corso Ricci si è ridotta all’osso, mentre il magazzino in zona Paip ospitava solo il 25% della sua capacità e i prodotti risultava spesso mancanti per gli ordini dei padroncini che quotidianamente riforniscono negozi, bar, gelaterie, supermercati, ecc. I dubbi sono molteplici, non solo sull’assetto societario, ma sul funzionamento effettivo dell’impianto di corso Ricci, sul deposito di Legino e sul destino del marchio Mu che ha tirato su generazioni di savonesi.
Nello stabilimento la produzione è limitata al latte fresco o quasi. Se un tempo i viaggi verso il magazzino erano almeno quattro al giorno, oggi sono al massimo due. L’orario di lavoro è ridotto allo stretto necessario. Sino all’anno scorso si confezionava anche latte “su richiesta”, quello etichettato con nomi diversi come Podda o Biraghi; i camion caricavano ogni settimana per smistare la merce in Piemonte, Toscana o Valle d’Aosta: ora questo tipo di produzione è venuta a cessare con il tracrollo del lavoro per i magazzinieri. Sono stati eliminati quasi tutti gli ordini al di fuori dell’ambito provinciale