
Andora. Nuovo capitolo nella battaglia relativa ad autorizzazioni sanitarie concesse, e poi revocate, tra il centro diagnostico Cedim di Sanremo e il Nuovo Centro Diagnostico Andorese che, con sentenza del Tar Liguria dello scorso 19 gennaio, era stato giudicato inidoneo all’esercizio delle proprie attività e per il quale, dunque, erano venute meno le convenzioni stipulate con l’Asl 1 Imperiese.
Lo scorso 17 febbraio, con atto di appello predisposto e presentato dall’avvocato Luigi Ioannone del Foro di Savona, il Consiglio di Stato ha però a sua volta sospeso la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale (che aveva portato all’annullamento del provvedimento di riconoscimento delle autorizzazioni all’esercizio dell’attività di diagnostica e, dunque, alla chiusura del centro andorese) riaprendo così i giochi.
Il Consiglio di Stato, ha decretato la sospensione della sentenza impugnata per i seguenti motivi: primo, il Tar nel considerare il Centro Cassini (Nuovo Centro Diagnostico Andorese) non a norma per il mancato rispetto delle barriere architettoniche, non avrebbe tenuto conto di successive verifiche e sopralluoghi effettuati dall’Asl e di migliorie che si sono succedute negli anni con relativi investimenti; secondo, non si sarebbe preoccupato di effettuare una sufficiente istruttoria; terzo, la sentenza del Tar sarebbe stata pronunciata ancor prima di acquisire l’esito dell’istruttoria già disposta.
Il Consiglio di Stato ha apprezzato inoltre il pregiudizio lamentato dal Centro Diagnostico Andorese in relazione ad esami clinici già prenotati nei confronti di pazienti ed alla possibile perdita di clientela (si parla di una perdita di guadagno, relativa al periodo di chiusura della struttura, che si aggirerebbe intorno ai 12 mila euro al mese).
“La sentenza di primo grado contro il Centro Diagnostico Andorese è stata troppo frettolosa e si è svolta completamente senza istruttoria alcuna prendendo per certe le affermazioni rese dal Cedim S.p.A. rivelatesi poi del tutto infondate – dichiara l’avvocato Ioannone – Non abbiamo avuto modo di costituirci in giudizio poiché la camera di consiglio del Tar si è tenuta prima dello scadere dei 60 giorni previsti dal Codice Amministrativo per la costituzione del resistente. L’udienza per la discussione dell’istanza cautelare in camera di consiglio si terrà il prossimo 16 marzo e, conseguentemente, non ritengo utile aggiungere altro al fine di meglio tutelare la società da me assistita”.
“Certamente, qualora l’esito nel merito delle questioni si dovesse evolvere ancor più a nostro favore, il Centro si riserva ogni eventuale azione nei confronti di chiunque abbia riferito fatti infondati ed inveritieri nelle opportuni sedi meglio viste e ritenute – precisa l’avvocato del Foro di Savona – Il danno patrimoniale al quale è stato ingiustamente esposto il Nuovo Centro Diagnostico Andorese è veramente elevato, senza tenere conto delle infamanti dichiarazioni rese contro la persona del legale rappresentante e del socio, rispettivamente la signora Ristea Gabriela (manager titolata ma definita in senso dispregiativo come: ‘la rumena’) ed il dottor Gianluca Panunzio (marito della Ristea)”.
“Ad ogni buon conto, il 20 febbraio il Centro ha nuovamente aperto al pubblico e la convenzione Asl è stata riconfermata. Sarà interessante prendere visione delle difese della controparte nell’udienza in camera di consiglio dinanzi al Consiglio di Stato. È discutibile comunque, a mio modesto parere, il ricorso alle sentenze brevi dei Tar, poiché, come nell’odierna fattispecie, si rischia di sospendere un provvedimento di autorizzazione senza pensare alle centinaia di pazienti che erano già da tempo in lista d’attesa e che, senza il provvedimento del Consiglio di Stato, avrebbero rischiato di perdere ulteriore tempo in danno alla salute degli stessi”, conclude l’avvocato Ioannone.