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Calcio amarcord, Recagno: “La mia gioventù alla Sampdoria”

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Calcio amarcord, Recagno: “La mia gioventù alla Sampdoria”
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Varazze. Giuseppe Recagno, classe 1937, ha vestito la casacca blucerchiata dal 1951 al 1961, prima nel settore giovanile e quindi in prima squadra, in Serie A, ove esordisce nel campionato 1956/57, collezionando 55 gettoni di presenza e mettendo a segno 14 reti.

I fiori all´occhiello sono i goal fatti al  Milan  a San Siro (vittoria della Sampdoria 0-1) ed alla Juventus nello stadio di Marassi (3-2 per la Samp). E’ il Doria di Eddie Firmani, Ernest Ocwirk, Tito Cucchiaroni, Bruno Mora e successivamente anche di Nacka Skoglund, il biondo svedese antesignano dei grandi numeri 10 che hanno indossato la maglia blucerchiata. Purtroppo alcuni gravi infortuni, come ad esempio la rottura del tendine d’achille, non gli permettono di giocare con continuità, ciò nonostante Recagno si dimostra uno dei migliori giocatori della “rosa”.

Nell’estate del 1961, Recagno si trasferisce in quel di Brescia (Serie B), dove disputa in due stagioni 64 gare, condite da 10 reti. Nel suo curriculum vi sono altri tre anni nei cadetti, con la maglia dei “tigrotti” della Pro Patria di Busto Arsizio, allora formazione di grido (61 presenze e 3 reti), per chiudere poi la sua brillante carriera di nuovo in Liguria, con le maglie del Rapallo, del Varazze e infine del Cogoleto, dove, nella doppia veste di giocatore/allenatore, porta la squadra fino al Campionato di Promozione (all’epoca Torneo subito sotto alle Serie A, B, C, D).

Recagno resta ancora molti anni nel mondo del calcio, ad insegnare a tanti giovani atleti i comportamenti di vita da tenere dentro e fuori dal campo, insomma un “maestro” da ammirare e seguire!

Abbiamo fatto con lui una piacevole passeggiata sul lungomare di Varazze, dove é nato e vive, immergendoci in un mare di episodi della sua gioventù in blucerchiato.

“Ricordo l’esordio in prima squadra come se fosse ieri: Ocwirk era il mio modello da imitare, un punto di riferimento per noi giovani; ci insegnava come stare in campo, come reggere alle pressioni esterne ed a mantenere gli equilibri nello spogliatoio. Rivedo i goal fatti, anche con tiri dalla grande distanza, sento ancora l’esultanza dei nostri tifosi”

“Il presidente Alberto Ravano ci faceva vivere tutti a Genova, dove ci allenavamo allo stadio ‘Carlini’ di San Martino. I compagni che frequentavo maggiormente erano Bolzoni, Meroi e Mori, con i quali mi sento e vedo ancor oggi, in rimpatriate da vecchie glorie. Ricordo le sfide stracittadine con il Genoa e gli sfottò a seconda del risultato ottenuto”.

“Eravamo professionisti – dice Recagno – ma il nostro era un calcio ancora sano, a misura d’uomo, lontano anni luce da quello odierno”.

“Ricordo le partite con la Nazionale Under 18: con me c’erano giocatori che poi diventarono mostri sacri, come il portiere della Juventus Mattrel e l’attaccante Stacchini. Grazie ad una mia rete vincemmo un Torneo Internazionale a Firenze, battendo in finale la Germania. Ho indossato anche la maglia della Nazionale Militare, giocando e girando il mondo.”

“Sono stato allenato da ottimi mister, come l’ungherese Lajos Czeizier, l’inglese Bill Dodgin, Adolfo Baloncieri ed Eraldo Monzeglio”.

“Un giocatore della Samp di pochi anni fa nel quale mi rivedevo caratterialmente era Sergio Volpi, gran senso tattico, carisma da leader, ottima tecnica e gran tiro da fuori area; anche se devo aggiungere che come caratteristiche tecniche il mio ruolo (mezz’ala sinistra) prevedeva una posizione più avanzata”.

“I giocatori liguri che hanno calcato i campi della massima serie, purtroppo, non sono stati molti, ma recentemente Sampdoria e Genoa sono tornate ad investire in maniera importante nel settore giovanile. A tal proposito voglio ricordare, comunque, la figura di Domenico Arnuzzo, come precursore della scelta intrapresa oggi dalle nostre maggiori espressioni liguri”.

“Attualmente – dice Recagno – la Samp ha qualche problema, la sua è una classifica deficitaria, speriamo che Iachini ed i nuovi giocatori possano invertire la rotta; da tifoso è il minimo che mi possa augurare”.

Resteremmo per ore ad ascoltare il Mister varazzino, dal forte carisma e grande semplicità comunicativa: insomma un “grande”, che sicuramente rientra nel ristretto numero dei migliori giocatori liguri di ogni tempo e che, ciò nonostante, è ricco di sana disponibiltà verso chi, come noi, ama parlare di calcio.

Claudio Nucci

Redazione
4 Febbraio 2012 alle 11:40
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