
Savona. Mentre il comadante della Costa Concordia Francesco Schettino ha provato a difendersi nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip, con il sostegno anche della moglie che ha parlato di ‘rispetto per la dignità delle persone’, emergono le frasi ed i dialoghi di quella tragica notte, in particolare l’urlo al comandante di tornare subito a bordo dell’ufficiale della Capitaneria di Porto di Livorno Gregorio De Falco.
“Sembrava frastornato”. Come uno che non si è ancora reso conto di quello che è successo. Quando è arrivato sull’isola, dopo essersi rifiutato di risalire a bordo della nave anche se lui davanti al gip si è difeso dicendo di non esserci riuscito perché la Concordia era troppo inclinata, il comandante è finito dritto negli uffici della Capitaneria, assieme ad alcuni suoi ufficiali. Là dentro ha trascorso il resto della notte, mentre gli abitanti dell’isola si spaccavano in quattro per assistere alla meglio migliaia di passeggeri e il personale dell’equipaggio. Chissà se è lì che gli è venuto in mente di raccontare che lo scoglio su cui si è schiantata la Concordia non è segnato sulle mappe: difficile, visto che proprio all’ingresso degli uffici della Capitaneria c’é una carta nautica dell’isola, con gli scogli e le profondità ben segnalate. Dall’edificio, da cui si gode un’ottima vista sulla nave inclinata, è uscito alle 11.30-12 di sabato, quando sull’isola erano rimasti soltanto pochi naufraghi e i primi giornalisti sbarcati. “Mi hanno chiamato dalla Capitaneria di Porto – racconta il tassista che ha preso a bordo del suo pulmino Schettino – Mi dissero che dovevo portare il comandante fino all’hotel”. Un viaggio inutile, visto che la distanza tra la Capitaneria e l’hotel è di 300 metri. Ma necessario per evitare l’assedio dei cronisti all’ufficiale. Nel breve tragitto Schettino non ha praticamente aperto bocca.
Intanto sul fronte dei dispersi un cittadino tedesco, inizialmente inserito nell’elenco delle 29 persone di cui non si aveva notizia dopo il naufragio della nave Concordia, “é stato rintracciato”. Lo ha reso noto l’unità di crisi presieduta dal prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi.