
Savona. E’ arrivato in udienza preliminare il caso della rissa, poi sfociata in tentato omicidio, fuori dal tempio induista di Altare (“Svami Gitananda Ashram”), in località Pellegrino. Per quell’episodio, avvenuto il 12 settembre del 2010, quattro persone, tutte originarie dello Sri Lanka, Selvarasa Nirujan, 25 anni, e Antonamirthanathar Sutarshan, di 28, Benjamin Bonapart Samuel Solaman, di 23, e Arimai Rajan Rajeharani, di 26, devono rispondere dell’accusa di tentato omicidio in concorso e, a vario titolo, di lesioni.
Questa mattina il giudice Emilio Fois, vista la volontà di risarcire le vittime dell’aggressione manifestata dagli imputati, ha deciso di rinviare il procedimento al prossimo 3 aprile. Se si trovasse un accordo per il risarcimento infatti si potrebbe valutare la possibilità di concedere, in caso di condanna, qualche attenuante.
Nel tragico episodio, secondo quanto era stato accertato, però la religione non c’entrava nulla. Ciò che aveva acceso la violenta lite nei pressi del tempio indù, con tanto di coltelli da cucina e machete (in quattro erano finiti all’ospedale, il più grave con una profonda ferita alla schiena e la perforazione di un polmone), dovrebbe essere legato infatti solo ed esclusivamente a motivi passionali.
Al tempio induista si erano conclusi da poco i festeggiamenti per il tradizionale “Ganesha Chaturti”, l’annuale festa dedicata al dio-elefante Ganesh, quando sulla strada sterrata che attraversa il bosco e unisce il tempio all’abitato di Vispa due gruppi di uomini erano venuti alle mani (e poi avevano tirato fuori i coltelli) sembra proprio per vecchie questioni legate all’ex fidanzata di uno dei contendenti.
All’epoca si era anche ipotizzato che tutto fosse nato da un rimprovero rivolto tempo prima alla donna, “sorpresa” a fumare nei pressi del tempio. Uno degli imputati avrebbe invece spiegato che la lite si sarebbe originata perché uno dei contendenti continuava ad importunare la ex fidanzata telfonicamente e questa aveva quindi chiesto l’intervento di un amico.