
Savona. Brutta sorpresa per i pendolari savonesi abituati ad utilizzare il regionale 6080 che partiva dal capoluogo alle 7,24 per raggiungere Limone Piemonte attraversando la Valbormida. Poco dopo novembre la corsa ha cominciato ad essere sospesa per “lavori programmatici”. Per supplire al disservizio, le Ferrovie hanno messo a disposizione due bus che permettevano il raggiungimento delle località previste dalle fermate del convoglio. I viaggiatori si sono adattati, immaginando si trattatasse di una soluzione temporanere.
Ma ora, oltre a non aver ripristinato il treno, le Ferrovie hanno anche cancellato il servizio di bus sostitutivo. Quindi, per i pendolari savonesi in trasferta in Piemonte non c’è più alcun mezzo pubblico che consenta loro di arrivare al lavoro alle otto, come da contratto. Spiega Tiziana, una delle pendolari: “La spiegazione delle Ferrovie è stata: ‘questo treno è gestito dalla Regione Piemonte, la quale ha deciso di tagliarlo’. Alla domanda: ‘allora ci riborsate la parte di abbonamento che abbiamo già pagato per un servizio che doveva esserci fino a dicembre, come indicato tutt’ora dall’orario? La risposta è stata: ‘no’. E’ un disagio che hanno inflitto senza preavviso”.
“Ora – prosegue Tiziana – coloro che sono rimasti letteramente a piedi sono in possesso di abbonamenti, mensili o annuali, che non potranno più utilizzare perché non ci sono altri treni che permettono loro di arrivare in orario al lavoro. E con i tempi che corrono arrivare in ritardo ripetutamente può signifiacare licenziamento. Per cui i lavoratori dovranno trovare un mezzo alternativo e soprattutto dovranno ripagarselo”.
In Liguria il trasporto pubblico muove più di 4 mila pendolari ogni giorno. Il prezzo degli abbonamenti aumenterà del 5%, mentre quello dei biglietti salirà del 10%. E da aprile, senza nuovi fondi, saranno necessari altri interventi radicali, con una riduzione del 40% dei treni o un nuovo aumento delle tariffe. “Il servizio pubblico va male, ma ci chiediamo: c’è una volontà perchè funzioni tutto così? Invece di promuovere l’utilizzo del servizio pubblico, cercano di impedirlo a tutti i costi – conclude Tiziana – A noi questo atteggiamento sembra sbagliato, poco rispettoso verso i pendolari che pagano per un servizio scadente, privo di informazione”.